Protesta dei sindaci contro l’Imu
“Il 24 maggio a Venezia scenderemo in piazza. Vogliamo coinvolgere tutta la società civile, i sindacati, le imprese, e le altre forze del Paese, per spiegare ai cittadini da dove arrivano le difficoltà dei nostri bilanci, per costruire una grande alleanza per la crescita".
Con queste parole il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, ha annunciato la manifestazione di tutti i sindaci che si ritroveranno a Venezia per proporre una “grande alleanza” per la crescita e per spiegare ai cittadini le difficoltà dei Comuni connesse ai vincoli del Patto di stabilità e soprattutto alla nuova Imu che costringe i primi cittadini a “gabellieri dello Stato” per una tassa che di municipale ha solo il nome.
Come spiegano Delrio e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in una lettera congiunta ai cittadini: “la nuova imposta, nonostante gli aumenti rispetto alla vecchia Ici, non porterà risorse aggiuntive nel bilancio del singolo comune, anzi i Comuni avranno nel loro bilancio meno risorse rispetto al passato in quanto oltre il 40% del gettito dell’Imu finisce nelle casse dello Stato".
Da ieri, e fino al 24 maggio, il sito Anci si apre al dibattito e ai commenti dei sindaci in vista della manifestazione di Venezia. Il corteo si radunerà a partire dalle ore 15 da Piazzale Roma per poi dirigersi verso Campo Santa Margherita dove si terrà la manifestazione. (geometra.info)
PICENO CONSIND, I DEBITI POTREBBERO FINIRE NELLA BOLLETTA DELL’ACQUA
Il superindebitato Consind sfida la legge per scaricare il proprio debito milionario sulle bollette dell’acqua. Questa la denuncia di Legambiente di Ascoli Piceno, Cittadinanza Attiva di Ascoli Piceno, Beni Comuni, Unione Sindacale di base (USB) e del MoVimento 5 Stelle di San Benedetto del Tronto.
Ingiusta, illegittima e illegale. Con questi termini valutiamo la volontà del Piceno Consind di vendere i propri impianti idrici alla CIIP, il gestore del servizio idrico nel Piceno. Così si esprimono le associazioni Legambiente di Ascoli Piceno, Cittadinanza Attiva di Ascoli Piceno, Beni Comuni, Unione Sindacale di base (USB) e il MoVimento 5 Stelle di San Benedetto del Tronto.
La legge parla chiaro, gli impianti idrici e di depurazione fanno parte del demanio pubblico e sono di conseguenza inalienabili, ovvero non possono essere venduti, ma solo dati in concessione d’uso, perfettamente in linea con quanto sancito dal referendum a favore dell’acqua pubblica. E’ proprio la concessione d’uso a titolo gratuito che il CO.VI.RI (Ministero dell’ambiente) dichiara essere l’unica forma di trasferimento utilizzabile in questo passaggio di consegne, eppure in data 30 marzo 2012 il Consiglio Generale del Piceno Consind ha ufficializzato la propria volontà di vendere gli impianti, ignorando le leggi e i pareri del Ministero.
Perchè il Piceno Consind ha tutta questa voglia di vendere? Perchè questo ente pubblico, attualmente presieduto dal sindaco di Grottammare Luigi Merli, è sommerso dai debiti (circa 38 milioni di euro), quindi la vendita degli impianti alla CIIP permetterebbe un consistente riduzione del debito, che di fatto verrebbe trasferito al gestore del servizio idrico, anch’esso azienda pubblica. A questo punto si potrebbe obiettare che è solo un passaggio di debiti da un’azienda pubblica all’altra, peccato che la CIIP è fornita di un potente strumento per annullare nel tempo questo debito milionario: le tariffe applicate sull’acqua consumata dai cittadini di tutto il Piceno.
Siamo arrivati, quindi, alla conclusione e alla soluzione dell’enigma: vendere alla CIIP gli impianti idrici del Consind permetterà l’estinzione di buona parte del debito accumulato negli anni, perchè verrà spalmato sulle bollette dell’acqua.
Ancora una volta il peso degli errori di gestione, dell’incompetenza degli amministratori pubblici e dei “carrozzoni” alimentati dalla mala-politica finisce sulle spalle dei cittadini, già sottoposti ad un esagerato carico fiscale e martoriati dalla crisi economica. Aggiungiamo che questa operazione finirà con il nascondere responsabili e responsabilità, lasciando impuniti ancora una volta coloro che avrebbero dovuto curare e tutelare il territorio, ma a conti fatti lo hanno impoverito.
San Benedetto del Tronto, 08/05/2012
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Regione Marche
Presidente Dott. G. M. Spacca Via Gentile da Fabriano,9
60125 Ancona
Regione Marche Dott.ssa Cammarota Via Gentile da Fabriano,9
60125 Ancona
Assessore Donati Sandro Palazzo Leopardi Via Tiziano,44
60125 Ancona
Assessore Canzian Antonio Via Gentile da Fabriano,9 60125 Ancona
Consigliere Natali Giulio Piazza Cavour 60125 Ancona Consigliere
Trenta Umberto Piazza Cavour 60125 Ancona Consigliere
Perazzoli Paolo Piazza Cavour 60125 Ancona Consigliere
Camela Valeriano Piazza Cavour 60125 Ancona
Oggetto: TRASFERIMENTO IMPIANTI DI DEPURAZIONE PROPRIETÀ DEL PICENO CONSIND AL GESTORE DEL SII IN ATTUAZIONE DELL’ART. 172 , 6° COMMA , DEL DECRETO LEGISLATIVO 3/06/2006 N. 152;
CONSIDERATO CHE
a) la riorganizzazione del SII (Servizio Idrico Integrato) delle risorse idriche, (Legge 36/1994 come modificata dal D. Lgs 152/2006 e successive modifiche) ha affermato il principio fondamentale della “UNICITA’ DELLA GESTIONE E DEL SUPERAMENTO DELLA FRAMMENTAZIONE DELLA STESSA”.Ed in tale cornice alle Regioni è stato affidato il compito di dare attuazione a tale normativa, individuando nel loro interno gli Ambiti Territoriali Ottimali (A.T.O.).
b) la Legge Regionale Marche 18/1998, nell’affidare tutte le funzioni amministrative di programmazione, organizzazione e vigilanza sull’attività di gestione del Servizio Idrico integrato all’Autorità di Ambito, ha individuato nelle Marche 5 Ambiti:
ATO 1 Pesaro e Urbino – ATO 2 Marche centro Ancona – ATO 3 Marche centro Macerata – ATO 4 Marche sud Alto Piceno – ATO 5 Marche sud Ascoli Piceno;
c) “L’Autorità d’ambito è una struttura dotata di personalità giuridica costituita in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione, alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed alla quale è trasferito l’esercizio delle competenze ad essi spettanti in materia di gestione delle risorse idriche” (art. 148 del D. Lgs. 152/06);
d) all’interno dell’ ATO 5 Marche SUD Ascoli Piceno, sussiste il Piceno Consind, Ente Pubblico Economico, formato da 30 Comuni e dalla Provincia di Ascoli Piceno (ovvero dai medesimi enti obbligati a partecipare all’ATO e a trasferire ad esso ogni funzione in materia di gestione delle risorse idriche);
e) il Piceno Consind è proprietario degli impianti di depurazione di acque reflue urbane di Campolungo (Ascoli P.) e di Santa Maria Goretti (Offida);
f) la realizzazione degli impianti di proprietà del Piceno Consind è stata finanziata con soldi pubblici, tra cui anche fondi della UE (Ob 2) e della Regione Marche;
g) il servizio di fognatura e depurazione delle acque reflue urbane svolto sinora dal Piceno Consind è stato definito dall’ATO come una GESTIONE DA NON SALVAGUARDARE (come riportato nell’All. n. 1 – Delibera CDA ATO 25 febbraio 2009) per cui la gestione degli impianti avrebbe dovuto essere già trasferita alla CIIP, quale gestore del SII;
h) il sistema di collettamento e di depurazione presente nell’area PTC Consind di Ascoli Piceno non può considerarsi un semplice sistema di raccolta di acque reflue industriali e l’impianto di depurazione un semplice impianto di trattamento di acque reflue industriali in quanto come affermato dalla stessa Regione Marche: “il sistema di raccolta e trattamento è a tutti gli effetti un sistema di raccolta e trattamento di acque reflue urbane, ancorchè siano prevalenti le acque reflue industriali, che devono essere gestite e trattate con analoghi regolamenti già adottati per la gestione del servizio idrico integrato. Si inviata pertanto il Piceno Consind ad armonizzare ed adeguare i propri regolamenti a quelli utilizzati dall’ATO 5 dal Gestore CIIP” (All. 2 – Parere della Regione Marche del 21 agosto 2011)
i) così come confermato anche dalla Provincia di Ascoli Piceno che il 28/09/2011 ha concesso al Piceno Consind l’autorizzazione allo scarico per le acque reflue urbane per il l’impianto di depuratore Campolungo Piceno Consind (All. 3 – Copia Determinazione Provincia Ascoli Piceno);
l) nel 2005 la CIIP spa e il Piceno Consind si sono accordati affinché la CIIP acquistasse dal Consorzio Consind la proprietà degli impianti, ovvero delle opere già realizzate e/o in fase di realizzazione per fognatura e depurazione utilizzate prevalentemente a scopo civili (all. 4 – convenzione tra CIIP e Piceno Consind);
m) nel 2006 è entrato in vigore il Dlgs 152/06 che ha stabilito quanto segue:
ü ART. 142 “gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche di proprietà pubblica, fino al punto di consegna e/o misurazione fanno parte del demanio ai sensi degli articoli 822 e seguenti del codice civile e sono inalienabili nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge.”
ü ART. 172: “Gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione gestiti dai consorzi per le aree ed i nuclei di sviluppo industriale di cui all’articolo 50 del testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno, approvato con d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218, da altri consorzi o enti pubblici, nel rispetto dell’unita di gestione, entro il 31 dicembre 2006 sono trasferiti in concessione d’uso al gestore del servizio idrico integrato dell’Ambito territoriale ottimale nel quale ricadono in tutto o per la maggior parte i territori serviti, secondo un piano adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le regioni, le province e gli enti interessati.”
n) alla luce della citata nuova normativa, l’ATO 5 è stata costretta a riconsiderare il proprio operato, ovvero le modalità di trasferimento delle infrastrutture ed all’uopo ha provveduto a richiedere un parere al Coviri (oggi Ministero dell’Ambiente) sulle seguenti questioni (cfr. all. n. 1):
ü Se la tipologia di concessione in uso prevista dall’art 172 del decreto legislativo sia ad uso gratuito o oneroso;
ü Se la concessione in uso prevista dall’art 172 sia la sola tipologia di trasferimento
possibile, essendo vietati ad esempio l’acquisto/alienazione;
ü Se gli impianti di depurazione di proprietà dei Nuclei di industrializzazione possano
essere qualificati come di proprietà pubblica e quindi demaniali ai sensi dell’art. 142
del decreto legislativo 152/2006.
ü Se la Convenzione stipulata tra CIIP Spa e Piceno Consind con particolare riferimento all’impegno di acquistare opere ed impianti di depurazione, possa mantenere la propria efficacia anche dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 152/2006.
ü Se il trasferimento della proprietà delle infrastrutture al Gestore del Servizio Idrico
Integrato possa essere effettuato anche alla luce del nuovo art. 172 del D.Lgs.152/06, il quale prevede come già detto il “trasferimento in concessione d’uso delle infrastrutture”.
o) in data 3/06/2008 il COVIRI si è espresso nel seguente modo (all. n. 5 – parere del 03/06/2008 COVIRI)):
ü la concessione d’uso è a titolo gratuito;
ü la concessione d’uso è la sola tipologia di trasferimento possibile in quanto i beni dei Consorzi appartengono al patrimonio indisponibile, quindi la proprietà degli stessi resta in capo ai soggetti consorziati;
ü pertanto ai fini del trasferimento occorre considerare un corrispettivo relativamente alla parte degli stessi non ammortizzata; per la determinazione del valore residuo dei beni si raccomanda particolare attenzione al fine di evitare che le operazioni di stima e perizia ne alterino i valori storici con conseguenti ricadute sugli utenti del SII di incrementi di costo del tutto indipendenti dalle dinamiche reali della gestione;
p) in seguito al parere del Ministero dell’Ambiente, in data 26 agosto 2008 l’ATO ha proceduto all’audizione del Presidente del Piceno Consind. – Domenico Re – circa le implicazioni derivanti dal parere del CoVi.RI sulla Convenzione CIIP-Consind ed è emerso che “occorre delineare un percorso per consentire un progressiva uscita del Consind dal ramo delle acque con il riconoscimento, detratti i finanziamenti pubblici, della quota di ammortamento residua per tutti i beni realizzati in materia di depurazione civile” (All. 6 – Verbale Consiglio di Amministrazione ATO 5 del 28/08/2008);
q) successivamente l’ATO 5 in data 25 febbraio 2009 (Cfr all. 1) ha affermato che l’unica soluzione possibile allo stato attuale era che il Consind procedesse a:
A) Redigere apposito inventario di tutti gli impianti afferenti il SII ad esclusione di quelli industriali distinguendo quelli realizzati con fondi propri del consorzio da quelli realizzati con contributo statale, regionale o altri contributi a fondo perduto;
B) Determinare il corrispettivo relativamente alla parte degli stessi non ammortizzata;
C) Consegnare, tramite questa Autorità, al Gestore di tutti gli impianti afferenti il SII ad esclusione di
quelli industriali;
D) Individuare all’interno del suddetto Appalto-Concorso le sole opere che sono funzionali al Servizio Idrico Integrato di competenza del Gestore Unico e conseguentemente disporre il sub ingresso della CIIP, in luogo del Piceno Consind, come stazione appaltante e nei rapporti con i soggetti appaltatori, nelle procedure di affidamento, gestione e realizzazione;
r) in risposta alle richieste formulate dall’ATO 5 in merito al punto B) (cfr all. 1), il Piceno Consind affermava quanto segue:
Il corrispettivo generale della bozza di accordo è pari a Euro 5.006.723,00 oltre IVA, di cui Euro 2.767.000,00 oltre IVA per il valore residuo contabile delle infrastrutture non ammortizzato al netto dei contributi pubblici ricevuti e Euro 2.239.723,00 oltre IVA, per i lavori di manutenzione straordinaria, extracanoni e gestione promiscua (All. n. 7 – Delibera CDA ATO 5 del 28 maggio 2009);
NONOSTANTE QUANTO PREMESSO
s) il 30/03/2012 il Consiglio Generale del Piceno Consind ha impegnato il Comitato Direttivo del Consorzio ad effettuare, entro e non oltre il 30/06/2012, il trasferimento CON CESSIONE IN PROPRIETA’ DEGLI IMPIANTI al Gestore del SII dell’ATO 5 Marche Sud (all. n. 8 – Delibera Consiglio Generale del Piceno Consind) il tutto in violazione delle normativa vigente (codice civile e D. Lgs. 152/06)
t) Il Piceno Consind nella indicata delibera riferisce che il passaggio di proprietà ed il termine ultimo sono entrambi scaturiti dalle continue sollecitazioni della Regione Marche ad attuare l’adempimento di legge;
u) in un intervista rilasciata ad un quotidiano locale dal Presidente del Piceno Consind Merli, è dato leggere che il passaggio di proprietà degli impianti permetterà al Piceno Consind di coprire il buco accertato di 38 milioni (all. 9 – copia articolo di giornale);
v) nelle more di ogni decisone il Piceno Consind ha continuato a non adeguare le proprie tariffe alle tariffe del SII, contravvenendo ad ogni invito e/o intimazione pervenutegli in tal senso dall’ATO 5, dalla Regione Marche e dal COVIRI, con diversi e plurimi provvedimenti (All. 10 – copia Parere emesso dalla COVIRI nel dicembre 2011 – All. 11 – copia nota dell’ATO 5 datata 12/12/2011 – All. 12 – copie missive ATO 5 del 05/03/2009 e del 18/06/2009 – cfr. altresì all. n. 2);
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Tutto quanto sopra espresso le sottoscriventi Associazioni di cittadini, riservandosi di presentare analoga istanza anche al Ministero dell’Ambiente
ESPRIMONO
la propria preoccupazione per le modalità di svolgimento della vicenda soprattutto in merito ai seguenti punti:
1) legittimità del passaggio di proprietà degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane del Piceno Consind al gestore SII;
2) legittimità e congruità del corrispettivo stabilito per l’operazione;
3) ripercussioni che tale esborso avrà sulle future tariffe applicate ai consumatori in merito al sevizio;
4) legittimità della condotta del Piceno Consind nella determinazione ed applicazione di tariffe per le utenze domestiche ed assimilabili al domestico;
RICHIAMANO
tutti gli attori del territorio alla assunzione delle proprie responsabilità invitandoli all’azione, ognuno per quanto di sua competenza e pregando tutti di riflettere su quanto narrato, tenuto conto anche dei poteri di controllo e sostitutivi disposti dall’art. 152 del D. Lgs. 152/06
RICHIEDONO
ai gruppi politici rappresentati in Consiglio Regionale di farsi promotori della presente mozione in modo responsabile affinchè la Regione Marche, tenuto conto della volontà popolare espressa in modo chiaro con il referendum abrogativo del giugno 2011 sulla privatizzazione dell’acqua, si esprima in merito a quanto sopra.
Ascoli Piceno, 26/04/2012
CITTADINANZATTIVA AP – LEGAMBIENTE AP – BENI COMUNI AP – MOVIMENTO 5 STELLE SBT – FORUM ACQUA PUBBLICA
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(red)
Oltre il PDL
A mettere in agitazione il Pdl ieri ci hanno pensato Lamberto Dini e Beppe Pisanu, che insieme a 27 senatori, hanno firmato un documento per lanciare il progetto di un «nuovo soggetto liberaldemocratico» che «vada oltre il Pdl». L’iniziativa ha imbarazzato i vertici di via dell’Umiltà, anche perché ha trovato subito il consenso del leader di Fli Gianfranco Fini («Pisanu pone questioni reali con lucidità») e dello stesso Casini («utile contributo di riflessione»). Una grana in più per Angelino Alfano, costretto a fare «orecchie da mercante» per non alimentare polemiche ed evitare strappi. Il documento di Pisanu, infatti, propone di «partecipare, insieme ad altri e con pari dignità politica, ad un nuovo movimento liberaldemocratico, laico e cattolico». Proprio quello che vogliono in tanti nel Pdl, soprattutto i «delusi» ex FI, stanchi di un partito subalterno ai tecnici e troppo sbilanciato a favore della componente di An. Se Pisanu vuole contribuire alla costruzione della Casa dei moderati sotto le insegne del Ppe, da tempo auspicata prima da Berlusconi e poi da me, ben venga il suo contributo, avrebbe detto ai suoi Alfano, precisando che il Pdl non si tocca ed è il momento di parlare chiaro. Il segretario, insomma, tende la mano, sapendo benissimo che la situazione è delicata, perché una scissione interna potrebbe aprire il «vaso di Pandora» e danneggiare l’equilibrio già fragile di un partito ancora giovane, alla vigilia delle amministrative. È il momento dell’unità: chi ci sta, bene, chi è contrario alla nostra linea parli chiaro, sarebbe stato il ragionamento dell’ex ministro della Giustizia. E da Gianfranco Rotondi arriva un aiuto al segretario: «Il contributo della storia di Pisanu e Dini è sempre fondamentale, ma è ingiusto dire che il Pdl non va lontano, proprio quando stiamo investendo sul carisma di Alfano». E Osvaldo Napoli, berlusconiano doc, avverte: «Se Pisanu è convinto che il Pdl da solo non va da nessuna parte, osservo amichevolmente che in solitudine nessuno di noi va da nessuna parte: si tratti del Pdl o del Terzo Polo». Gaetano Quagliariello, vice capogruppo dei senatori Pdl interviene per sgombrare il campo dall’ipotesi di complotti: «Nessuno dei firmatari del documento Pisanu ha mai avuto in animo di organizzare una fronda. Su questo aspetto non temo smentite. E chiunque pensi di poter costruire l’unità dei moderati prescindendo dal Pdl e dalla sua centralità è destinato a coltivare l’illusione di un istante». Infine Guido Crosetto.
(Fonte: Il Tempo)
Democrazia e Partiti
C’è un dato estremamente preoccupante sulla salute della nostra democrazia. Secondo sondaggi riportati dal Corriere della Sera, la fiducia dei cittadini nell’insieme dei Partiti non supera il 2%. Purtroppo, questo dato non stupisce, con gli scandali che si susseguono e la lunga serie di promesse non mantenute e di speranze, o illusioni, tradite. Ma è davvero terrificante, posto che, in una democrazia, i Partiti sono strumento indispensabile e insostituibile di organizzazione delle idee e del consenso. Ogni altra alternativa, come hanno mostrato i regimi plebiscitari o del “partito unico” sono, in realtà, dittature appena mascherate. La Storia, però, ci insegna che le democrazie muoiono quando le forze politiche che ne sono protagoniste si mostrano incapaci di governare e, peggio, mostrano profonde crepe interne e corruzione diffusa. Gli esempi, nel Secolo XX, sono tanti, dall’Italia alla Germania, dalla Spagna al Portogallo, dall’Argentina al Brasile, dal Cile all’Uruguay e nella stessa Francia la democrazia non esplose nel 1958 solo perché il Paese disponeva di un “deus ex machina”, il generale De Gaulle, che rimise ordine e, pur governando in modo sostanzialmente autoritario, seppe rinnovare e quindi perpetuare e rafforzare le istituzioni democratiche.
Da noi, la miscela di sfiducia nella politica e di crisi economica, può essere davvero esplosiva, come fu per la Francia la guerra d’Algeria? È in pericolo la nostra democrazia? Si è abituati a pensare che i regimi democratici al loro tramonto cadano vittime di colpi di stato di destra (generalmente opera di militari) o di movimenti eversivi e rivoluzionari. In tempi non lontanissimi, si attribuirono a taluni generali, o ai servizi secreti, velleità golpiste. Esse si dimostrarono in realtà abbastanza patetiche, anche se si servirono di una strategia di tensione che lasciò una terribile scia di sangue. Egualmente patetiche, anche se pure esse sanguinose, si dimostrarono le velleità della sinistra eversiva. In tutti questi casi, lo Stato e la società civile ressero all’urto, grazie anche a una classe politica di grande statura. Credo che, tra tante carenze, l’Italia abbia la buona sorte di possedere Forze Armate e Forze dell’Ordine generalmente ligie alla democrazia e obbedienti al potere civile, ed un Partito Democratico che rappresenta una sinistra legalitaria e riformista, non rivoluzionaria. Non è possibile dire se ciò durerà all’infinito, ma non penso vi siano, da quei lati, pericoli imminenti.
Il rischio mi sembra piuttosto una fuga dell’elettorato verso l’astensione o una pretesa (e in realtà falsa) “antipolitica”, rappresentata da movimenti gridati e truculenti, ma del tutto irrazionali, come quello di Grillo (a cui si attribuisce un 7% di consensi, più della Lega, più di IDV e del SEL, che non sono proprio modelli di affidabilità): movimenti capaci solo di denunciare e strillare, speculando così sul disgusto della gente comune per captarne il consenso e impadronirsi di fette di potere, ma incapaci di proporre alcuna seria soluzione ai problemi del Paese e non in grado di governare, non dico un grande Paese moderno, ma un semplice condominio.
Temo che di questo rischio avremo una dimostrazione nelle prossime elezioni locali ed è da sperare che la deriva non travolga tutto in occasione delle politiche del 2013, da cui è vitale che esca una forza politica responsabile ed equilibrata, capace di sciogliere i nodi di cui soffre il Paese. È ancora possibile fermarla? Dipende dai tre maggiori Partiti presenti in Parlamento: se veramente comprendono il pericolo e vogliono riparare al malfatto, o al non fatto, di questi due squallidi decenni di berlusconismo, controcultura e malaffare, hanno ancora la possibilità di farlo. Il tempo stringe, ma non è ancora scaduto. Ci sono ancora davanti a noi dieci o undici mesi utili. Non perdano il tempo! La legge sulla trasparenza dei bilanci che si annuncia non basta: viene voglia di dire “troppo poco e troppo tardi”.
Se i Partiti vogliono recuperare rispetto e consenso, la loro agenda è chiara (anche se non facile da accettare per chi è abituato a radicati privilegi) e in ripetute occasioni gli esponenti del Partito Liberale Italiano l’hanno indicata. Occorre che i Partiti si diano uno statuto giuridico chiaro, trasparente e democratico; occorre che i loro bilanci siano – effettivamente e senza trucchi – pubblici e limpidi. Presidente e Segretario del PLI hanno ragione a reclamare che i Partiti rinuncino al finanziamento pubblico nella forma attuale (lo chiede anche Di Pietro, a cui vorrei chiedere: ma IDV il contributo l’ha preso? Come lo ha utilizzato? È pronto a restituire la parte eccedente le spese elettorali effettive?); sarebbe già un buon segno se il finanziamento fosse riportato entro i limiti accettati da tutti gli altri grandi Paesi europei, ma l’ideale sarebbe ricorrere a contributi volontari trasparenti, magari nella forma di un 5 o 6 per mille indicato dai contribuenti e, se non bastassero i fondi così riuniti, facciano anche loro la cura dimagrante che Governo e Parlamento chiedono a tutti gli italiani; occorre che votino senza ritardo norme ferree contro la corruzione e le applichino al loro interno escludendo senza tentennamenti tutti i sospettati o indagati per corruzione e rinunciando a candidarli: questo non è giustizialismo, è semplice igiene morale; occorre che approvino rapidamente una legge elettorale che ridia ai cittadini un vero potere di scelta; occorre che riducano senza esitazioni i costi della politica: lo so, le resistenze corporative sono forti e tutti i politici tengono alla loro poltrona, ma è imperativo ridurre a limiti “europei” il personale politico che tra centro, regioni, province e comuni conta decine di migliaia di addetti e tagliarne le retribuzioni; in margine allo scandalo della Lega è divenuto di pubblico dominio che un consigliere regionale lombardo, calabrese, campano, etc. guadagna quasi 13.000 euro al mese e matura il diritto a pensioni corpose e ad altri pingui benefici. Non parliamo degli stipendi e altri benefit dei manager pubblichi (compresa, mi spiace dirlo, la Banca d’Italia). Le province, lo si ripete da ogni parte, costano miliardi inutili. Ora che la Lega che vi si opponeva non governa più, che aspettiamo a sopprimerle, lasciando loro solo le funzioni amministrative indispensabili (Prefetti, Questori e altro)? Più in generale, cosa si aspetta a mettere riparo al diffuso e gigantesco assalto ai soldi pubblici?
In tutto questo, il Capo dello Stato può e deve continuare ad essere di autorevole stimolo; se necessario, frusti i Partiti, li esponga, li forzi ad agire: col prestigio che ha, e la sua non candidatura alla rielezione, che ha da perdere? Il Paese gliene sarà sempre riconoscente. Naturalmente, anche il Governo può e deve fare la sua parte: ma il suo compito, doppio e interconnesso, è ora quello di ridurre la spesa pubblica, sveltire l’amministrazione, rilanciare l’economia e l’impiego con i mezzi (pochi) di cui dispone; ma non sottovalutiamo il ruolo che può svolgere, per esempio nell’agilizzare i grandi lavori pubblici, usare al meglio i fondi europei e proiettare le nostre imprese verso i grandi mercati esteri: che aspettano Monti, Passera, Terzi a riformare l’ICE perché sia davvero uno strumento di sostegno e di espansione?
E tuttavia, autoriformarsi e portare avanti le riforme che il Paese reclama, spetta al Parlamento e ai Partiti. Il Governo, ripeto, può contribuivi, ma non sostituirvisi, e per questo le critiche e le impazienze nei confronti del Governo Monti mi appaiono ingiuste. Parafrasando Churchill, mai tanti si aspettano tanto da tanti pochi. Oggi, l’avvenire della nostra democrazia e quindi del Paese e di noi tutti, è nelle mani di un ridotto numero di persone: Alfano, Casini, Bersani, Fini e dietro le quinte ancora Berlusconi. Speriamo che trovino l’intelligenza e il coraggio di andare avanti nel solo interesse del Paese, non delle fazioni o delle cosche o delle proprie, anche legittime, ambizioni di carriera. Altrimenti, una qualche onda referendaria li spazzerà via. Certo, anche verso di loro personalmente la fiducia non abbonda. Ma, come si dice “spes ultima dea”.
© Rivoluzione Liberale
Sepolte due repubbliche in un colpo solo
A volte, un sol fatto può indicare la fine di due epoche. E’ il caso di Umberto Bossi che lascia la Segreteria della “sua” Lega dopo decenni di incontrastata sovranità. Il suo abbandono ha segnato simbolicamente – e non solo – l’ingresso definitivo della Prima Repubblica nelle cronache del secolo scorso e la fine della Seconda. Se il Governo dei tecnici ha marcato lo start di una nuova fase politica per il Paese, ora la caduta di Bossi ha decretato la fine della precedente.
Al di là di canottiere, ampolle e dito medio, la Lega era rimasto l’unico Partito che alcuni consideravano di vecchio stampo – diremmo “prima Repubblica” – nell’organizzazione interna e nella struttura politica. Nato come movimento nel 1989 ha nel tempo potuto spaziare liberamente tra alleanze, apparentamenti e coalizioni grazie ad una sorta di “indipendentismo psicologico” che ha caratterizzato i suoi programmi e le gesta di alcuni suoi esponenti.
Nella discesa in campo del Cavaliere di Milano, il Senatur vide un alleato dal quale potersi far traghettare (pur con i leghisti eccessi indipendentistici, xenofobi e di federalismo ad uso esclusivo della “loro” Padania) in quell’era politica classificata – in origine quasi in senso “augurale” – come Seconda Repubblica. Un periodo invece che si è dimostrato come il precedente, se non peggiore: perché se nella Prima avevamo pur sempre l’aristotelica Politica al servizio del Paese, nella Seconda ci siamo ritrovati il Paese al servizio dei nuovi politici, uomini “ordinari” prestati al Parlamento per soli interessi di bottega.
Al momento, le cronache giudiziarie di questi giorni suscitano il fondato sospetto che la Lega di Bossi non si sia affatto distinta (se non per l’ormai patetico slogan “Roma ladrona”) da quelli che hanno usato la politica per esclusivo tornaconto di parte.
Ora, ci attende la naturale evoluzione dello scenario politico e i primi segnali non mancano nell’area del Centro. E’ necessario abbandonare gli steccati ideologici all’interno delle singole aree politiche di riferimento e – seppur ognuno con la propria storia e le proprie identità – lavorare affinché i Partiti individuino tra loro, non più le differenze, ma le affinità nell’interesse esclusivo di un progetto condiviso per un’Italia del futuro.
© Rivoluzione Liberale
Il valore dell’appartenenza ai partiti
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Ricchi di denaro ma impoveriti di consensi e di credibilità, alcuni Partiti hanno nella loro agenda la riconsiderazione del “valore” delle loro idee e della loro coscienza collettiva, valore che tiene (dovrebbe tenere) unito l’insieme del loro “capitale umano” costituito da iscritti, militanti e simpatizzanti.
I Partiti italiani, approdati in Parlamento attraverso la legge elettorale porcata, sono molto giovani e di recente formazione, avvenuta attraverso la scomposizione e ricomposizione di vecchie formazioni politiche. Il Partito di maggioranza relativa è nato da poco sul predellino di un’automobile ed è già alla ricerca di una nuova identità, mentre il Partito più antico è addirittura la Lega Nord che, a sua volta, sta attraversando una fase di ridefinizione del suo ruolo, come partito di lotta e di governo, a seguito della sua uscita dai Palazzi del potere governativo di livello nazionale.
Non c’è bisogno di effettuare indagini demoscopiche per avere contezza dell’assenza di grandi consensi nei confronti di una partitocrazia ricca di privilegi e di potere discrezionale impiegato (e impegnato) non per il bene comune, ma per trasformare in feudi le pubbliche istituzioni. Basta mettersi in ascolto della gente di qualsiasi ceto sociale per rendersi conto che quasi l’intera classe politica è distante mille miglia da ciò che pensano i cittadini.
Nel ciclo e riciclo delle carriere politiche, c’è un altro fenomeno che sta emergendo. Quello rappresentato da uomini di partito che preferiscono riproporsi all’opinione pubblica come rappresentati di liste civiche e che finiscono col mettere in secondo piano la loro appartenenza al Partito di provenienza. Quando l’appartenenza finisce per non essere pregna di valori identificativi, la specifica credibilità del candidato si affida ad altri connotati che non sono complementari, per esempio la competenza tecnica, ma essenziali e prioritari rispetto ai fini della credibilità e della “presentabilità”.
Ecco perché diventano di grande attualità le riflessioni di Piero Gobetti quando, occupandosi di questioni attinenti all’etica pubblica, scriveva testualmente: “possiamo e dobbiamo partecipare alla vita dello Stato solo quando avremo sviluppato in noi dei valori concreti. Questo sviluppo comincia oggi per la volontà chiara in noi di organizzare le nostre coscienze”.
Il Circolo, fin dal 2003, ha abbracciato e fatto propria questa filosofia, e continua a contribuire al “bene comune”, da sempre inteso come crescita economica e culturale di Offida e del Piceno, tenendo a debita distanza taluni politichetti del territorio, inconcludenti, incapaci e riciclati, quindi impresentabili.
p.Il Consiglio Direttivo – Alberto Premici (e st.R.L.)



