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Consiglio interprovinciale Ascoli-Teramo: l’intervento del presidente Falcioni

dicembre 2, 2011

Cari cittadini piceni ed aprutini,

Abbiamo festeggiato il 150 in maniera degnissima, il grande dono dell’Italia unita è talmente penetrato nel nostro animo che l’utilizzo di termini prerisorgimentali, che userò all’inizio, può solo giovare allo spirito del nostro consesso.

Una volta c’erano Regno e Papato, da queste parti si regolavano questioni di confine, di proprietà, assistevamo a vicende di contrabbando o svalicamenti abusivi, o ancora, ad Italia unita, rivendicazioni nostalgiche notoriamente liquidate come brigantaggio.

Ho usato termini antichi perché quella linea della natura disegnata dai fiumi Tronto e Castellano ha significato un confine di Stato per secoli, da cui il termine delle manifestazione “ Il Piceno: da confine di Stato a territorio senza confini” separando, praticamente, due mondi.

Oggi 25 Novembre 2011, oserei dire data storica per questi territori, oltre perché si poggia su fondamenta e profonde vicende storiche preunitarie, in quanto rappresenta un inedito istituzionale dove ci si chiede quanto vale questa linea, se è una mera traccia rossa sulla cartine geografiche, un confine solo provinciale, un profondo confine regionale, talvolta talmente cupo ed ostativo da ritornare, spesso, ad essere confine di Stato.

Riforma del titolo V° della Costituzione, federalismo fiscale, normative regionali in perfetta antitesi, progetti incompiuti per interpretazioni diverse, programmazioni divergenti talvolta ci riconducono a pensare che questo confine rappresenta un solco più impervio del dovuto e un po’ in contraddizione con lo splendido messaggio dell’Italia unita.

Qualcuno obietterà che come tutto il mondo è paese, tutta la nazione è confine.

E’ vero, esso insiste su venti realtà regionali, ma credo che nel caso del piceno e dell’ aprutino esista nel 2011 una omogeneità di territorio fatta di quotidiane relazioni sociali, economiche, commerciali, lavorative imprenditoriali, ed aggiungo culturali ed assonanze di vernacolo, per quello che possono contare, che ci inducono a chiederci perché il Tronto ed il Castellano non siano solo due fiumi e basta.

Insomma delimitazioni amministrative che non combaciano, soprattutto nelle parti prossime delle nostre zone, con territorio in senso lato; se poi aggiungiamo anche l’aspetto orografico, diciamo che nella pancia delle due province ne esisterebbe una terza di fatto, vista la vicinanza delle valli del Tronto e Vibrata che insieme contano 250.000 abitanti. E’ notorio come la seconda veda la prima come punto di riferimento naturale per scuole, servizi ed altro e la seconda veda la prima come modello di vivacità e genialità imprenditoriale.

Eppure nonostante quanto sopra esposto notiamo che per raggiungere Teramo, capoluogo di provincia più prossimo ad Ascoli, bisogna seguire tracciati ottocenteschi soprattutto nel tratto marchigiano, che è aperta la questione del programma Val Tronto- Val Vibrata, è sempre più intricata la vicenda COTUGE, massimo esempio di come un confine regionale sia un burrone talvolta, e per andare oltre parlando delle leggi sul commercio, dei diversi incentivi alle imprese, di una zona industriale unica dove drammi lavorativi investono le due zone senza confini o, speriamo, la ricchezza imprenditoriale di come una sponda del Tronto inevitabilmente ne faccia felice anche l’altra. O ancora come, recente notizia, la diversa applicazione delle accise sui carburanti produrrà una diaspora di utenti secondo la convenienza. Taciamo, per brevità, la questione della tassa di soggiorno sul litorale, da inserire comunque nel lungo elenco.

Per ultimo, ma non di importanza, mi chiedo perché mai sia nato un progetto turistico- culturale Ascoli Piceno- Civitella, due perle della nostra magnifica Italia, distanti solo una manciata di km che, da questa ottica paiono un emisfero, o ancora, scusate se vado oltre, un itinerario di largo respiro Ascoli ( e colli piceni intrisi di storia)- Civitella- Amatrice- Norcia, con il nostro litorale Piceno Aprutino da traino.

Eppure questo ipotetico esagono di 40 Km di diametro, in linea d’aria, coinvolge 4 province e 4 regioni. Praticamente una voragine, e lo dico con rammarico perché ne beneficerebbero anche i nostri territori ed il rammarico aumenta quando assisto a coinvolgimenti forzati con altre realtà territoriali della nostra regione con le quali abbiamo poco a che fare, magari anche divise da parecchie decine di Km.

Insomma vorremmo evitare quei fenomeni di concorrenza tra territori omogenei, incentivare la già presente simbiosi mutualistica, vorremmo pensare oltre il limite delle nostre rispettive circoscrizioni elettorali.

Per questo raccogliamo segnali che ci vengono da tempo ma anche dalla vita quotidiana, con questa commistione sociale, per lo meno nelle parti più prossime, che non possiamo ignorare. Pensiamo a quello che accade ogni giorno tra S.Benedetto e Martinsicuro, Ancarano e Castel di Lama, Controguerra e Spinetoli, Maltignano e S. Egidio, Folignano, Civitella e Valle Castellana e potrei andare all’infinito.

E senza partire proprio dal disegno post unitario di una unica grande provincia del commissario Valerio nel 1861, ricordiamo iniziative istituzionali come il già citato, e meritevole, accordo di programma appunto Val Tronto- Val Vibrata, per ora metaforica grande incompiuta, enti che potrebbero essere come esempio in fatto di idee ed organizzazione come il bacino interregionale del fiume Tronto fino alle iniziative del mondo economico e sociale come il progetto quadrilatero di 25 anni or sono, l’accordo di due importanti fondazioni bancarie picene ed aprutine sul progetto dell’housing sociale, la recente associazione “Quadrilatero Piceno- Aprutino” denominata “PICAP” fino agli innumerevoli incontri,convegni, manifestazioni dai club service fino al mondo associazionistico, di categoria o privato, e scusate se non le cito tutte.

Iniziative queste più o meno condivisibili, ci mancherebbe, ma verso le quali la politica locale, comunque, ha il dovere di non rimanere indifferente.

Lanciando oggi un messaggio propositivo. Noi, 25 Novembre 20110, non ci diamo ad appelli su modifiche, aggiustamenti, riconsiderazioni di confine, fusioni di territori. Noi oggi vogliamo andare oltre, sperando di essere lungimiranti, e calarci in un visione moderna dell’Italia unita.

Ve lo dice uno dei rappresentanti di questo territorio che sa cosa significa divisioni di province anacronistiche, costosissime per la comunità, poco producenti, pessimo esempio di una sana gestione di zone di area vasta.

Noi i confini non li rivediamo. Oggi noi i confini li abbracciamo, proprio come un esempio di affettuoso, corroborante e materno gesto simbolico per i nostri territori e per le popolazioni che abbiamo l’onore di amministrare, sperando di farne il loro interesse.

Credo che oggi nessuno rinneghi l’appartenenza amministrativa. Ognuno è onorato di far parte delle rispettive regioni anche se spesso, nel Piceno, e non ne faccio una implicazione di una amministrazione o l’altra o di un assessorato o l’altro credendo più in un problema culturale, si chiede che la marchigianità sia una questione più viscerale dell’attuale infarinatura.

Oggi, 25 Novembre 2011, non ci vestiamo da postulanti che tentano i marchigiani di divenire abruzzesi o agli abruzzesi di diventare d’incanto marchigiani Però permettetemi di dire che chiediamo, nell’interesse di tutti, ai marchigiani di divenire un po’ più abruzzesi ed agli abruzzesi di esser un po’ più marchigiani attraverso forme moderne di sinergia. Insomma non formule astruse, alchimie amministrative ma delle forme di collaborazione superiori agli strumenti adoperati ad oggi fino a qui fino a pensare, in tema di probabili riforme istituzionali, anche di aree vaste interregionali.

Come, però, ce lo diranno gli illustri relatori che ringraziamo per la loro dedizione e disponibilità. Li abbiamo invitati oltre per la loro indiscussa capacità e competenza, ma anche perché o sono figli della nostra terra, sono i nostri talenti , le nostre ricchezze o perché quanto meno, ora calati in altre esperienze territoriali, hanno assaggiato e conoscono il valore delle nostre amatissime zone.

Per ultimo voglio ricordare che per questa iniziativa di alto valore istituzionale si adopera la tanto vituperata provincia, ente di area vasta, già conosciuta in epoca preunitaria, probabilmente fondamentale per l’Unità che festeggiamo ed ora, pare, facile preda da sacrificare, con presupposti e dati quanto meno non rispondenti alla realtà, per darla in pasto al popolo affamato di tagli e risparmi.

E della provincia oggi non sono radunate appendici, società partecipate, associazioni parallele. Oggi sono radunati i consigli provinciali.

Ho troppa ammirazione per i rispettivi esecutivi e per i loro rispettivi presidenti di giunta per non sottolinearne il quotidiano impegno, il lavoro oggi più che mai improbo, le responsabilità politiche e personali che quotidianamente si assumono.

Ma oggi, 25 novembre 2011, con i consigli, spesso equivocati dal comune uomo della strada come veloci appuntamenti da sbrigare in fretta o peggio come inciampo alla vita amministrativa dell’Ente, si riuniscono le varie espressioni territoriali, ideologiche, i più vari schieramenti partitici, tutti degnissimi, delle nostre province.

Oggi qui è radunata l’ anima politica del Piceno-Aprutino.

E non credo di andar fuori dalla realtà se affermo che in questo magnifico regalo della storia e della natura quale è la città di Civitella del Tronto, di cui dobbiamo esser tutti orgogliosi, noi qui radunati, pur nelle nostre distinte identità ed eredità storiche diverse che ci portiamo dietro, oggi ci sentiamo un po’ tutti a casa nostra.

Armando Falcioni

Presidente del Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno

Categories: documenti vari
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