QUELLA DESTRA MODERNA E RIBELLE SENZA RIFERIMENTI, PRIVA DI CONDOTTIERI E SENZA PIU’ LUCE

E’ passato qualche anno da quel 2013 nel quale, improvvisamente, da cittadino, da idealista e da Napoletano, liberale e “ribelle”, mi sono ritrovato senza un punto di riferimento politico. Ricordo ancora la sensazione di vuoto “devastante” che provai quando, nel leggere i risultati di quella tornata elettorale, mi resi conto che Gianfranco Fini era definitivamente uscito dalla ribalta politica e che FLI era naufragata sotto i colpi di un elettorato sempre più disamorato ed incapace di sognare. Da cittadino avevo vissuto il sogno rivoluzionario di Alleanza Nazionale

L’idea di una destra che, pur non rinnegando la storia, si affacciava, per la prima volta nella lunga storia Repubblicana, al postulato del “meno Stato, più mercato e più libertà“.
Una destra moderna, ribelle e capace di cavalcare le nuove neccessità sottese all’evoluzione della società e dello stesso ordinamento giuridico in tema di diritti e libertà civili.

Una destra equilibrata, moderata e di governo. Una destra lontana dal populismo becero e di facciata. “Identitaria” ma non nazionalista. Una destra capace di lanciare un giavellotto verso il futuro, spingendo i più giovani a sognare un futuro di merito e di libertà. Di quella destra non è rimasto quasi nulla, oggi. Soltanto rivoli sparsi, un po qua, un po là. Un “deserto desertificato”. Un campo incolto. Un buio profondo.

Gianfraco Fini, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, una volta, riuscendo a parlarci per un’oretta circa, ha commesso sicuramente degli errori. Lui stesso lo ha ammesso: del resto tutta la vicenda della “casa di Montecarlo”, pure al netto della parola defintiva che, in una direzione o nell’altra, pronuncerà la Magistratura, è stata una brutta storia; una storia greve; il segno di un apparato politico incapace di gestire la responsabilità di essere un centro di imputazione rappresentativo per milioni di Italiani. Se l’iter giudiziario proverà colpe e responsabilità, è giusto che Fini paghi, e che accada in modo duro, perché “se a rubare è uno dei nostri deve avere l’ergastolo”, proprio come insegnato, anche a noi della nuove generazioni, Almirante.

Fino a quel giorno, però, il garantismo (che non è un mero postulao filosofico, ma valore pregnante della nostra Carta Fondamentale) impone il massimo rispetto…

Ridurre la fine di quella destra alla “storia della casa di Montecarlo” sarebbe oltremodo riduttivo, però diciamoci la verità: quella destra si è sciolta come neve al sole per l’incapacità della sua classe dirigente di essere all’altezza del compito. Gente che non studiava; che non aveva il ben che minimo titolo sostanziale (salvo le “mazzate” di cui era stata capace ai tempi della guerriglia di strada tra “rossi e neri”); gente che manco lo sapeva che cosa significasse impervicarsi per il periglioso sentiero del sapere e del dubbio… Irrigidirsi è facile. Ci vogliono giusto due secondi per farlo.

Arroccarsi sulle proprie convinzioni, continuare a postulare valori irrinunciabili senza nemmeno si stia parlando, sia dal punto di vista filosofico, sociologico, giuridico ed economico, però, è stato il peggior errore che quella “classe politica” potesse commettere, però Fini azzardava. Ci provava. Dal punto di vista “politico-filosofico” bisognerà dargliene sempre atto. Gli altri, invece, quelli che gli stavano accanto, manco lo capivano dove cercasse di condurre un’intera comunità politica.

Manco lo afferravano il senso rivoluzionario e ribelle di una visione ultranazionalista, europea e nella quale, la differenza tra le persone non era più tra banchi e neri, tra etero e gay, tra italiani e stranieri, ma tra amanti della libertà, della legalità e del merito, da una parte, e tutti gli altri, all’altra.

Ma questa è storia, oramai. Una storia lontana e sempre più sbiadita. Priva di condottieri. Priva di armate e senza più luce… Ricordo soltanto che in quel 2013 mi sentii spaesato. Che, in qualche modo, da cittadino appassionato, mi sentii chiamato in causa. Volevo impegnarmi. Volevo provare a portarle avanti, quelle idee. Ma con chi? Dove? In quale contesto empirico-organizzativo. In quattro anni i tentativi sono stati tanti e tutte le volte, al netto delle belle persone che, pure, ho conosciuto, il risultato è sempre stato desolante ed infruttuoso, e da tutti i punti di vista.

Perchè in un mondo fatto di gelosie, pressapochismo, qualunquismo di maniera, ed arroganza e presunzione, un idealista – peraltro alla continua ricerca della verità su ogni cosa – fa davvero fatica a provare stima sincera per qualcuno. Mi porto dietro la bellezza di qualche amicizia sinceramente nata, però. La bellezza di qualche amicizia di spessore capace di farmi riflettere, di farmi crescere e di farmi provare l’ebrezza concettuale dell’imperitura sfida verso la modernità. Il resto è soltanto “putrida melma”…

Tra queste amicizie annovero sicuramente Riccardo Fucile ed il suo meraviglioso blog che, proprio quest’anno, festeggia i suoi 10 anni di vita. Ricordo che proprio quel blog fu uno dei primi risultati che reperii su google quando, preso dalla “disperazione rappresentativa”, mi misi alla ricerca di notizie di quel che rimaneva della destra nella quale avevo creduto. E proprio non lo immaginavo, in quei giorni, che (poi) l’avrei conosciuto quel Riccardo Fucile, Che addirittura mi avrebbe intervistato due volte, dedicandomi, peraltro, un’attenzione sensibile e profonda. Che ne nascesse un’amicizia sincera e disinteressata, fatta anche di “litigate di concetto” quando è stato necessario, ma sempre – e comunque – nel pieno e puntuale rispetto per le altrui idee.

Non so quante persone sarebbero state capaci di essere così costanti ed evolute com’è stato Riccardo in tutti questi anni. Non lo so proprio quante persone avrebbero avuto la capacità di conservarsi fedeli a sè stessi senza rinnegare le ragioni della modernità.

Non so quante persone sarebbero state capaci di “battersi” per l’affermazione sempre più pregnante di quel senso di dignità e di libertà che travalica gli steccati ideologici di chi, non avendo manco capito di cosa si stia parlado, sostiene, perennemente, di esserne all’altezza di un non meglio precisato compito, salvo sciogliersi nella peggiore delle “masturbazioni mentali”, peratro, “solitarie”..

Io e Riccardo avremo sempre idee molto diverse su certe questioni. Lui continuerà a credere nei “fallimenti del mercato” e nella necessità della persistenze esigenze della presenza di beni pubblici. Continuerà a ragionare su “esternalità” e “selezione avversa” (e farà anche bene tutte le volte in ci sarà necessario segnalare tutte quelle porcate che, nel nome dell’antifascismo, sistematicamente consumano ladri, corrotti ed incapaci).

Io, invece, continuerò sempre a pensare che “l’efficienza Paretiana”, che il “miglioramento Paretiano” e che i postuali propri, sia della prima che della seconda teoria dell’economia del benessere, pur essendo difficili da realizzare per intero, siano la strada maestra per abiurare le brutture di un sistema sempre più ripiegato su se stesso, ed incapace di costruire il futuro. Ma, pur nella diversità delle vedute, non riuscirò mai a non avere stima per il suo slancio ideale e per il suo impegno.

Sicuramente avrà vissuto anche lui profonde delusioni in un mondo che, mentre da un lato propugna i valori della solidarietà, dall’altro, li rinnega sistematicamente, e nel modo più bieco e indegno. Non posso fare molto per spingerlo a continuare nella sua quotidiana azione di denuncia e di riflessione. Quel poco che potrò continuare a fare, però, lo farò di cuore, nell’assoluta certezza di agire per il meglio. Sono trascorsi 10 anni da quando hai aperto il tuo blog, Riccardo: io direi che non è ancora venuto il tempo di consegnarsi alla storia…

Salvatore Castello – Right BLU – La Destra Liberale  http://destradipopolo.net/?p=34814

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