Ci mancava solo la marcia per gli immigrati. Marcia per cosa? Per farne arrivare di più? Cos’altro dovrebbe fare l’unico paese d’Europa che, oltre a non chiudere le frontiere a sconosciuti che non si sa chi sono e da dove arrivano, se li va a prendere con le navi traghetto? Davvero ci sarebbe da ridere se non che ci fosse da piangere. Oltretutto molto tempestiva, giusto a ridosso dell’ultimo episodio dell’accoltellamento dei soldati di ronda avvenuto ieri nell’immondo suk della droga che si svolge nel piazzale della stazione Centrale. “Annullatela” esorta il presidente della Regione, “Non se ne parla” risponde a muso duro l’ineffabile assessore dei centri sociali Majorino, noto per la sua sobria equidistanza tra le parti politiche che rappresentano i cittadini della sua città. Credo di poter immaginare che parteciperà la Boldrina, già me la vedo in prima fila col suo musetto corrucciato contratto nella solita smorfia di disgusto per i biechi reazionari che avversano la sua fazione. Ma ci sarà anche il presidente del Senato Grasso, giusto per ricordarci chi è garante delle istituzioni. Non mancheranno i sindacalisti, a sostegno dell’unica categoria suscettibile di garantirgli in futuro un posto di lavoro (e uno stipendio) e non mancherà la graziosa partecipazione dei centri sociali, con contorno di bandiere rosse, fumogeni, scritte sui muri e – chissà -qualche assaggio di bottiglie molotov contro le forze dell’ordine. Colonna sonora: Bella Ciao. Siete tutti invitati. (Corriere della Sera – Italians -lcncorso@gmail.com)

Il referendum del 17 aprile sulle trivelle non è sulle trivelle. È la prima cosa da chiarire: il quesito non riguarda le perforazioni ma la durata delle concessioni. Le trivellazioni entro le 12 miglia sono già state bloccate per legge così come sono state negate nuove autorizzazioni. Non stiamo parlando di nuove perforazioni, ma di piattaforme offshore, in mare, che servono a estrarre olio o gas. Le trivelle trivellano, le piattaforme estraggono. Le immagini che girano in rete su pennuti ricoperti di petrolio, bagnanti circondati da acque nere, scenari apocalittici da disaster movie sono fumo negli occhi.

La domanda vera cui si deve rispondere è, semplificando, questa: volete voi che, quando scadranno le concessioni in essere, l’attività delle piattaforme attive entro le 12 miglia si fermi oppure volete che continui fino all’esaurimento del giacimento? Chi vota “sì” non ferma nessuna trivella, per il semplice motivo che non esiste alcuna trivella da fermare. Chi vota sì vuole che, al termine della concessione, siano chiusi gli impianti di produzione anche se i giacimenti sono ancora produttivi. Se vince il no o l’astensione, le compagnie potranno chiedere di proseguire nell’estrazione se vi è ancora gas o petrolio nel giacimento.

Come si è arrivati al referendum
Un passo indietro. Il referendum è stato ottenuto, per la prima volta in Italia, non attraverso la raccolta di 500 mila firme, ma per la richiesta di dieci Regioni: Abruzzo (poi ritiratasi), Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, amministrate dalla sinistra, Liguria e Veneto, dal centrodestra. Dall’elenco manca l’Emilia-Romagna cioè la regione dove sono situate la maggior parte delle piattaforme. Fra i richiedenti vi è, invece, la Puglia il cui governatore, Michele Emiliano, è il più accanito sostenitore del voto no-triv, sebbene nel suo mare non vi sia nemmeno una piattaforma entro le 12 miglia.

Le Regioni avevano proposto sei quesiti, chiedendo l’abrogazione di alcuni articoli del decreto Sviluppo e del decreto Sblocca Italia. Cinque sono decaduti perché, a dicembre, attraverso la modifica della legge di Stabilità, il governo li ha sterilizzati restituendo alle Regioni quei poteri in materia di sfruttamento di gas e petrolio che aveva loro sottratto. L’unico quesito rimasto in campo riguarda quelle piattaforme che sono presenti nei nostri mari e si trovano a meno di 22 chilometri dalla costa. Stiamo parlando, secondo l’elenco consultabile sul sito del ministero dello Sviluppo, di 92 impianti (piattaforme marine e strutture assimilabili), di cui otto non operativi, le cui concessioni scadrebbero in un tempo variabile tra i due e i trentaquattro anni. È da notare un altro fatto importante: si tratta di piattaforme che, nell’80 per cento dei casi, estraggono metano, non petrolio. La maggioranza di esse si trova al largo di Ravenna.

Le ragioni del sì sono sostenute dalla minoranza Pd, Lega Nord, M5S, Sel. Il sì ha messo d’accordo per una volta Matteo Salvini con Maurizio Landini e Stefano Rodotà. Poi ci sono associazioni come Greenpeace, Wwf, Legambiente, Slow Food. Hanno firmato un appello per il sì Dario Fo, Erri De Luca, Andrea Camilleri, Moni Ovadia, Sabina Guzzanti, Jovanotti e Rocco Siffredi. Ottanta diocesi si sono espresse apertamente contro le trivelle e monsignor Nunzio Galantino, segretario Cei, ha detto che la Chiesa non dà indicazioni di voto, ma ha chiesto alla politica di «creare luoghi seri di confronto evitando semplificazioni e scomuniche contrapposte». Emiliano ha rilasciato un’intervista in cui ha affermato di essersi impegnato nella battaglia referendaria perché è «contro i petrolieri che sfruttano i giacimenti senza limiti e controlli» e perché illuminato dalla lettura della Laudato si’. Nel manifesto del coordinamento nazionale no-triv si legge che l’obiettivo di questo fronte è «diffondere un pensiero post-estrattivista» al fine di liberare il mare italiano dalla ricerca di idrocarburi.
Sul fronte opposto troviamo il comitato “Ottimisti e razionali”, capeggiato da Gianfranco Borghini, che a Tempi spiega che la sua prima indicazione è l’astensione oppure il “no”. «Questo referendum non è onesto. Si fa un gran parlare di petrolio e trivelle, mentre si dovrebbe più correttamente discutere di gas e concessioni». Soprattutto, fa notare Borghini, questa mostrificazione degli impianti non ha ragione d’essere: stiamo parlando di metano, «un’energia pulita», e di strutture «sottoposte a continui controlli».

Le cozze, ad esempio
Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha detto al Corriere Tv che «facciamo ventimila analisi all’anno, una sola non è risultata dentro i parametri europei». L’unico incidente avvenuto in Italia si verificò più di cinquant’anni fa, nel 1965, sulla piattaforma Paguro al largo di Ravenna. In fase di installazione un guasto causò la morte di tre persone, ma non vi furono gravi danni ambientali. «E l’estrazione di gas è sicura – aggiunge Borghini –. Deve passare al vaglio dei severi controlli dell’Ispra, dell’Istituto Nazionale di geofisica, quello di geologia e quello di oceanografia, delle Capitanerie di porto, delle Usl, delle Asl, dell’Istituto superiore di Sanità e dei ministeri competenti. Ogni anno l’Ispra pubblica un rapporto e tutti hanno confermato che la situazione è sotto controllo. Esiste l’inquinamento medio dell’Adriatico, ma non uno specifico “inquinamento da piattaforma”».

A voler essere polemici, esistono casi che dimostrano l’opposto: le cozze, ad esempio. La regione con più piattaforme è l’Emilia-Romagna che è, per quantità, la regina in Italia per produzione di mitili. Sebbene poi abbia smentito se stessa, la stessa Slow Food ha affermato che fra i molluschi più pregiati in Italia vi siano quelli raccolti proprio sulle gambe delle trivelle (e che si possono gustare alla “Festa della Cozza di Marina di Ravenna”). Le più sottoposte a contestazioni da parte delle autorità sanitarie sono, invece, quelle di Napoli, il cui primo cittadino, Luigi de Magistris, è un fegatoso no-triv. La Campania è la regione italiana messa peggio nel controllo degli scarichi fognari in mare – quelli che, poi, sono i più pericolosi per la salute dei bagnanti –, eppure è tra le Regioni promotrici del referendum. Lo stesso discorso vale per il bel mare blu che circonda le trivelle della Calabria jonica, la cui acqua è certamente più limpida di quella del litorale romano senza piattaforme.

trivelle-italiaPosti di lavoro
Secondo Greenpeace, gli addetti che lavorano sulle piattaforme sarebbero una settantina. Dunque, dal punto di vista dell’occupazione, non ci sarebbero grandi ricadute. Perché allora molti sindacati si sono schierati contro il referendum? Non solo la Femca Cisl e Uiltec Uil, ma anche la Filctem Cgil (anche se poi, all’interno della Cgil, c’è stata una spaccatura tra favorevoli e contrari). Angelo Colombini, segretario generale Femca, spiega a Tempi perché i sindacati abbiano paventato la perdita di «migliaia di posti di lavoro». «I dipendenti che lavorano sulle piattaforme in Italia, tra ingegneri e staff, sono 7.000. A questi dobbiamo aggiungere i lavoratori dell’indotto e così arriviamo a 30 mila». Il segretario fa notare che «per noi che siamo la seconda potenza manifatturiera europea è indispensabile sostenere un approvvigionamento domestico. Dipendere, come ora, in maniera rilevante da Libia, Algeria e Russia – con i loro problemi di instabilità – e Norvegia, ci lascia sempre in una posizione precaria». Un discorso sistemico che accosti alle energie rinnovabili quelle tradizionali è cruciale per Colombini che vede con favore la bioraffinazione in atto a Venezia, mentre lamenta una certa lentezza, «talvolta ideologica, talvolta burocratica», da parte di ministeri e amministrazioni locali nel concedere le autorizzazioni: «Tutti fattori che fanno perdere al nostro paese tempo, investimenti e posti di lavoro».

Per il sì sono schierate quasi tutte le maggiori associazioni ambientaliste. A fare eccezione sono gli Amici della terra, la cui presidente, Monica Tommasi, spiega a Tempi che «questo referendum ripropone in tutta la sua interezza la questione di un ambientalismo ideologico che, attraverso iniziative demagogiche, allontana la soluzione dei problemi ambientali e li aggrava. Noi abbiamo scelto da tempo di resistere alla deriva della demagogia privilegiando l’approccio alla soluzione dei problemi ambientali fondato sulle conoscenze tecnico scientifiche, sulla corretta informazione del pubblico e sull’assunzione delle responsabilità in nome dell’interesse generale».

Facciamo un esempio: negli ultimi 25 anni nel Mediterraneo ci sono stati 27 incidenti con sversamento: tutti hanno riguardato petroliere. «Se vincesse il sì – dice Tommasi – saremmo costretti ad aumentare le importazioni di gas e petrolio, aumentando così le emissioni in atmosfera e il rischio di incidenti da petroliere». Il Messaggero ha calcolato che per pareggiare la quantità di energia prodotta nel 2015 dalle piattaforme saremmo costretti a fare transitare nei nostri mari 85 superpetroliere, quindi, per paradosso, bloccare le piattaforme significa aumentare il rischio di disastri ambientali.

Verificare le concessioni
Il sospetto, come fanno notare gli osservatori più smaliziati, è che di trivelle&cozze importi poco o niente a nessuno. A Emiliano preme la sua battaglia politica contro Matteo Renzi, alle Regioni di mettere il becco nella trattativa con lo Stato per il rinnovo delle concessioni.
Qui, infatti, sta il vero nodo della questione. Il senatore Mario Mauro spiega a Tempi di essere favorevole al sì al referendum non per ragioni «ambientaliste», ma perché contrario «alle scelte di questo Governo in materia di concessioni». «Porre come unico limite l’esaurimento del giacimento è un grande regalo ai gestori che, anche in caso di giacimenti ormai poveri e residui, avrebbero tutto il vantaggio ad andare avanti, lavorando a basso regime pur di non affrontare le ingenti spese di smantellamento e bonifica». Ergo, è il ragionamento di Mauro, «poiché una trentina di queste piattaforme sono piuttosto obsolete, è meglio che la concessione abbia un termine così da poter verificare se ha ancora ragion d’essere oppure no».

La seconda questione, fa notare Mauro, è che nella lotta di potere tra Stato e Regioni è giusto che queste ultime possano fare valere la loro voce. «Comprendo il fatto che su una questione di interesse nazionale, come è il caso dell’approvvigionamento energetico, debba essere lo Stato a dire l’ultima parola, ma non penso che questo debba essere fatto “a prescindere” dalle Regioni». Soprattutto, fa notare il senatore, «certe misure prese dallo Sblocca Italia sono più in linea con la nuova Costituzione che vuole approvare il governo piuttosto che con la vigente. Dico io: almeno prima fatecela votare».

C’è un problema energetico
Le obiezioni poste da Mauro hanno il pregio di far tornare la discussione nel suo reale ambito (le concessioni, le piattaforme, l’equilibrio di potere tra Stato e Regioni) e di non dirottarla su questioni che non la riguardano (le trivelle, i disastri ambientali). Resta da sottolineare, tuttavia, come il referendum sia lo strumento meno adatto per risolvere il busillis, soprattutto questo che, essendo stato caricato di significati simbolici ambientalisti, rischia di avere conseguenze importanti sul fronte energetico.

A monte di tutto il discorso sulle trivelle sta, infatti, il problema su come il nostro paese debba produrre energia. Sebbene, come abbiamo visto, la maggioranza delle piattaforme estraggano gas, gli ambientalisti calcano la mano sul petrolio. Basta, dicono, investiamo sulle energie rinnovabili. «Straparlano», sentenzia Borghini. «Bene puntare sulle rinnovabili, ma ora come ora non sono sufficienti a soddisfare il nostro fabbisogno. Faccio poi notare che il metano è la fonte più vicina alle rinnovabili, con l’unica differenza che il metano non ha bisogno dei contributi di Stato, mentre per sole e vento lo Stato ha già elargito 12 miliardi di euro».

Anche Tommasi invita a «essere realisti. È falso dire che si possano abbandonare le fonti fossili dall’oggi al domani. Gli ambientalisti seri sanno che la transizione verso un futuro interamente rinnovabile è lunga e difficile. A livello tecnologico ed economico oggi non è possibile coprire tutti i fabbisogni di energia con queste fonti». Una riflessione seria sulle rinnovabili e sulla loro capacità di sostituire le fonti fossili non può prescindere «dall’analisi delle loro effettive potenzialità, dai loro costi e dalle loro esternalità. Il loro contributo è destinato ad aumentare, ma non è ancora prevedibile quando e in che misura potranno incidere sullo scenario energetico mondiale. Riusciremo sicuramente a raggiungere gli obiettivi europei al 2030 portando la quota di fonti rinnovabili al 30 per cento. Questo significa che l’altro 70 per cento dei consumi dovrà essere coperto ancora da combustibili fossili (principalmente da gas ma anche da petrolio e carbone). Se vincerà il sì al referendum saranno tutti fossili importati da altri paesi». Per Tommasi la produzione di gas e petrolio italiano a chilometro zero è un’opzione migliore per l’ambiente locale e globale rispetto a quella degli idrocarburi importati da paesi lontani: «Oltre a evitare i costi ambientali dei trasporti, l’industria estrattiva nazionale eccelle nelle tecnologie per la prevenzione di danni ambientali e per la sicurezza delle condizioni di lavoro».

Secondo Borghini, quelle degli ambientalisti come Emiliano che hanno proposto di sostituire il contributo energetico fornito dalle piattaforme con l’eolico sono boutade a cui si può rispondere solo con altre boutade. «Sa cosa significherebbe? Vorrebbe dire che, solo per soddisfare il fabbisogno energetico pugliese, dovremmo piantare una fila di pale da Roma Nord a Milano Rogoredo».

(Fonte: Articolo tratto dal numero di Tempi – Autore Emanuele Boffi – Foto Ansa) LINK

“Perché piace il Che? Perché è bello e figo, direbbero i più superficiali, e l’immagine conta assai nella società dello spettacolo. È difficile che abbia lo stesso successo nelle magliette il volto rattrappito di madre Teresa di Calcutta o il faccino smunto e roditore di Gandhi. Anche se i due con la pace c’entrano di più di Guevara. Ma il Che piace soprattutto  perché è rimasto una promessa irrealizzata, la sua vita precocemente stroncata ha avuto la tragica fortuna di restare una rosa non colta. Il mito è bello e la sua coerenza  guerriera va rispettata, anche perché ha pagato con la morte. Ma non fa male poi bagnarsi nella realtà per denunciare le omissioni e le ipocrisie dei suoi cantori.

Chi racconterà che il comandante Guevara fu un utopista sconfitto dalla realtà, fu un rivoluzionario rigoroso e spietato, un Saint Just puro e feroce che avrebbe instaurato una dittatura ben più cruenta di quella castrista? Chi rivelerà ai suoi variopinti seguaci in falce e spinello che il Che non tollerava nel suo entourage, come ha testimoniato Regis Debray, “omosessuali, deviati e corrotti” perché egli fu “un sostenitore dell’autoritarismo fino al midollo”? Chi dirà ai suoi aficionados che fu lui a Cuba a far nascere il primo campo di concentramento per “rieducare” gli avversari del regime nella penisola di Guanaha? Chi ripeterà la sua frase terribile e assai poco pacifica che “l’odio efficace fa dell’uomo una violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere”? Chi ricorderà che il Che al governo imitava il fallimentare modello sovietico di una pianificazione ultracentralizzata? Chi racconterà che il Che fu un pessimo ministro dell’Industria e un pasticcione troppo ideologico come governatore della banca nazionale al punto che la sua esperienza di governo finì precocemente e ingloriosamente, cominciò a viaggiare e coltivò uno strisciante dissenso rispetto al governo? Chi ricorderà che Fidel nel suo elogio funebre lo esaltò come combattente ma preferì tacere sulla sua esperienza di ministro e di governatore?
Dissero che il Che andò in Bolivia a cercar la bella morte deluso dalla politica. Perché il Che era ingenuo e sognatore, come l’Idiota di Dostoevskij. Meglio allora sognarlo in guerriglia nella vegetazione sudamericana o in moto ad attraversare da ragazzo la pampa, piuttosto che pensarlo dietro la scrivania di un ministero o di una banca o a mobilitare gli apparati polizieschi di regime. È un sogno romantico che merita un film come lo avrebbero meritato eroi romantici di sponde avverse, da Yukio Mishima a Berto Ricci, magari passando per i più controversi Bombacci, il comandante Borghese e Codreanu. Ma guai a trasferire i sogni romantici nella realtà perché nascono i mostri del fanatismo o i mostriciattoli dell’inconcludenza, dell’incapacità di governare la realtà. Non confondete le icone del mito con la vita quotidiana; non lasciate ai poster l’ardua sentenza.”
Marcello Veneziani – estratto da “Quando l’ingenuo Che fu truffato dal Pci”, Il Giornale, 22 marzo 2003.

logo-del-circoloAlcune ricerche sembrano indicare la “normalità” dell’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Ad un esame più attento, però, tali ricerche risultano carenti e un po’ “ideologiche”, mentre rimangono in piedi le motivazioni che inducono a ritenere dannoso per dei figli lo stile di vita omosessuale dei genitori.

Promiscuità omosessuale
Gli studi indicano che l’omosessuale maschio medio ha centinaia di partner sessuali nel corso della vita, uno stile di vita condiviso anche dai cosiddetti omosessuali impegnati e che non porta ad un’atmosfera sana per la crescita dei bambini.
A. P. Bell e M. S. Weinberg, nel loro studio sull’omosessualità maschile e femminile, hanno scoperto che il 43% dei maschi omosessuali bianchi aveva fatto sesso con almeno 500 partners, il 28% con almeno 1000. Nel suo studio sul profilo sessuale di 2.583 anziani omosessuali pubblicato sul Journal of Sex Research, Paul Van de Ven ha rilevato che la maggioranza di essi aveva avuto un  numero di partner sessuali compreso tra 101 e 500.” Inoltre, dal 10,2% al 15,7% di essi aveva avuto un numero di partner compreso tra 501 e 1000. Un ulteriore gruppo che andava sempre dal 10,2% al 15,7% aveva dichiarato di averne avuti più di mille.

Un’ indagine condotta dalla rivista omosessuale Genre ha rilevato che il 24% degli intervistati aveva avuto nella vita più di 100 partners sessuali. La rivista notava che diversi intervistati ne avevano avuti più di  mille. Nel suo studio sull’omosessualità maschile in  Western Sexuality: Practice and Precept in Past and Present Times, M. Pollak ha scoperto che “sono poche le relazioni omosessuali che durano più di 2 anni, inoltre  numerosi uomini dichiarano di aver avuto centinaia di partner nel corso della vita.”

Promiscuità nelle coppie omosessuali
Anche in quelle relazioni omosessuali in cui i partner si considerano impegnati in un’unione stabile, il termine “relazione impegnata” normalmente indica qualcosa di differente da quello che significa nel matrimonio eterosessuale.
In The Male Couple, gli autori David P. McWhirter e Andrew M. Mattison riportano che in uno studio di 156 maschi impegnati in relazioni la cui durata variava da 1 a 37 anni, solo 7 coppie avevano una relazione sessuale esclusiva, e questi uomini stavano insieme da meno di 5 anni. Per dirla in un altro modo, tutte le coppie la cui relazione durava da più di 5 anni avevano incluso qualche condizione per un’attività sessuale esterna alla coppia.
La maggior parte di essi intendeva le relazioni sessuali esterne alla coppia come la norma e vedeva come un’oppressione l’adozione degli standard monogami. In Male and Female Homosexuality, M. Saghir e E. Robins hanno rilevato che il maschio omosessuale medio vive in una relazione la cui durata è compresa fra 2 e 3 anni. Nel suo studio sulle pratiche sessuali degli omosessuali anziani sul Journal of Sex Research, Paul Van de Ven ha scoperto che solo il 2,7% degli omosessuali ha avuto un solo partner sessuale nel corso della vita.

Coppie omosessuali e coppie eterosessuali a confronto
Per sgombrare il campo dall’illusione che esista qualche equivalenza fra le pratiche sessuali delle relazioni omosessuali e il matrimonio tradizionale, le statistiche riguardanti la fedeltà sessuale all’interno del matrimonio sono rivelatrici: In Sex in America, definito dal New York Times “Lo studio più importante del comportamento sessuale americano dopo il rapporto Kinsey,” Robert T. Michael riporta che il 90% delle mogli e il 75% dei mariti dichiara di non aver mai fatto sesso all’infuori del matrimonio.
Un’indagine su 884 uomini e 1288 donne pubblicata su Journal of Sex Research ha rilevato che il 77% degli uomini sposati e l’88% delle donne sposate era rimasta fedele alle promesse matrimoniali.
Un’indagine telefonica condotta per Parade magazine su 1049 adulti selezionati per rappresentare le caratteristiche demografiche degli Stati Uniti ha scoperto che l’81% degli uomini sposati e l’85% delle donne sposate riferiva di non aver mai infranto le promesse matrimoniali.
Se anche il tasso di fedeltà citato da questi studi è lontano dall’ideale, tuttavia c’è un’enorme differenza fra l’insignificante tasso di fedeltà rilevato tra gli omosessuali e il 75/90% indicato per le coppie sposate. Questo indica che perfino le relazioni omosessuali “impegnate” rivelano una fondamentale incapacità alla fedeltà e all’impegno che è assiomatica nell’istituzione del matrimonio.

Patologie collegate alle relazioni omosessuali
È noto che gli uomini omosessuali sono soggetti ad un’elevata incidenza di malattie sessualmente trasmesse. Quando l’AIDS fu osservato per la prima volta nel 1981 venne definito GRIDS (Gay Related Immunodeficiency Syndrome) poiché tutti i casi sembravano riguardare uomini gay. In seguito venne scoperto anche nei tossicodipendenti che si iniettano droga e in altri gruppi. Negli ultimi 20 anni sono stati spesi milioni di dollari per educare la comunità omosessuale a praticare il cosiddetto sesso sicuro prevedendo che l’HIV/AIDS avrebbe cessato di essere specificamente una malattia dei gay. Tuttavia questa previsione non si è avverata.
In Australia l’ Annual Surveillance Report per l’HIV/AIDS del 2000 dichiara: «La trasmissione dell’HIV in Australia continua ad avvenire prevalentemente attraverso i contatti sessuali fra uomini. Approssimativamente l’85% di tutte le trasmissioni HIV in Australia avvengono attraverso questa via. Allo stesso modo, la maggior parte delle diagnosi di nuove infezioni HIV riguardavano uomini che avevano avuto contatti omosessuali».
Inoltre, l’HIV/AIDS report indica che «l’indagine periodica della comunità gay di Sydney che copre un arco di 6 mesi ha recentemente individuato un aumento nella proporzione di residenti che riportano sesso anale non protetto con partners casuali. La proporzione è andata aumentando dal  14% del febbraio 1996 al 28% dell’ agosto 1997 e al 32% del 1999….il numero di uomini con gonorrea rettale è aumentato progressivamente dai 72 del 1997 ai 195 del 1999».

Malattie come l’Aids colpiscono più le lesbiche che le eterosessuali
Le lesbiche hanno problemi simili anche se meno pronunciati. Nell’anno 2000 sono state intervistate 1432 donne lesbiche che erano state ospiti di una clinica di Sydney per malattie sessualmente trasmesse tra il 1991 e il 1998. Le lesbiche furono messe a confronto con un gruppo di controllo eterosessuale.  Entrambi i gruppi vennero esaminati sulle infezioni sessualmente trasmesse quali clamidia, gonorrea, herpes genitale, papillomi e furono intervistati sulla loro storia sessuale.
La maggior parte delle lesbiche aveva avuto in passato relazioni sessuali con uomini. Solo il 7% di queste donne era stata esclusivamente lesbica per tutta la vita. Il 22% delle lesbiche contro l’11% delle eterosessuali era o era stata una prostituta e il 23% contro il 4% delle eterosessuali si era iniettata droghe.
Le lesbiche avevano o avevano avuto anche più infezioni a trasmissione sessuale rispetto al gruppo di controllo eterosessuale e riportavano maggiore frequenza di rapporti sessuali con uomini omosessuali o bisessuali o con persone che si iniettavano droghe.

L’esclusività della relazione non esclude il rischio di contrarre malattie
Anche quelle relazioni omosessuali che vengono definite “monogame” non sono necessariamente esenti da tali rischi.
La rivista AIDS ha riportato che gli uomini impegnati in relazioni stabili hanno rapporti anali e orali con maggior frequenza rispetto a quelli senza un partner fisso. 11  Poiché il rapporto anale è collegabile a una moltitudine di infezioni batteriche e di malattie sessualmente trasmesse tra cui l’Aids, l’esclusività della relazione non riduce il rischio di contrarre tali malattie. Uno studio inglese pubblicato sullo stesso numero di AIDS  ha confermato questo dato avendo rilevato che la maggior parte degli atti sessuali a rischio fra gli omosessuali avvengono nelle relazioni stabili.

Effetti sulla vita dei bambini del modo di vivere omosessuale
Di estrema importanza sono gli effetti di un tale stile di vita sui bambini. Brad Hayton scrive: «gli omosessuali….presentano ai bambini una povera visione di matrimonio. I bambini imparano dall’esempio e credono che le relazioni coniugali abbiano carattere transitorio e prevalentemente sessuale. Le relazioni sessuali sono principalmente per il piacere piuttosto che per la procreazione. E imparano che la monogamia in un matrimonio non è la norma e dovrebbe essere scoraggiata se si vuole una buona relazione coniugale».

Violenza nelle relazioni omosessuali
Gli omosessuali, specialmente le lesbiche, hanno tassi più elevati di violenza domestica rispetto alle coppie eterosessuali. Susan Holt, coordinatrice dell’unità di violenza domestica del Los Angeles Gay and Lesbian Center, ha detto nel 1996 che «la violenza domestica è, dopo l’AIDS e l’abuso di droghe, il problema più grande che colpisce oggi la comunità omosessuale in termini di letalità».
Uno studio sul Journal of Interpersonal Violence ha esaminato il conflitto e la violenza nelle relazioni tra lesbiche. I ricercatori hanno trovato che il 90% delle lesbiche studiate era stato oggetto di uno o più atti di aggressione verbale da parte della partner nel corso dell’anno precedente allo studio, con il 31% che riportava uno o più casi di abuso fisico. In un’indagine su 1099 lesbiche, il Journal of Social Service Research ha rilevato che «quasi più della metà delle lesbiche riportava di aver subito abusi da parte della partner. Le forme di abuso più frequentemente indicate erano abuso verbale/emotivo/psicologico e abuso fisico/psicologico».
Nel loro libro Men Who Beat the Men Who Love Them: Battered Gay Men and Domestic Violence, D. Island e P. Letellier  postulano che «l’incidenza della violenza domestica tra gli uomini gay sia quasi doppia rispetto alla popolazione eterosessuale».

Tasso di violenza all’interno del matrimonio
Un fatto poco noto è che le relazioni omosessuali sono molto più violente di quanto lo sono quelle coniugali tradizionali: The Bureau of Justice Statistics (U.S. Department of Justice) riporta che le donne sposate in famiglie tradizionali sperimentano il tasso più basso di violenza in confronto alle donne che vivono altri tipi di relazione. 17
Con ciò concorda uno studio del Medical Institute for Sexual Health: è da notare che la maggior parte degli studi sulla violenza famigliare non fanno distinzioni tra partner coniugato e non coniugato. Gli studi che fanno questa distinzione hanno scoperto che la relazione coniugale tende ad avere il minor tasso di violenza se confrontata con le convivenze.

Alta incidenza di problemi psicologici fra gli omosessuali
Un’indagine nazionale sulle lesbiche pubblicata sul Journal of Consulting and Clinical Psychology ha scoperto che il 75% delle quasi 2000 intevistate aveva cercato aiuto psicologico di qualche tipo, molte per trattamenti a lungo termine della depressione: nel campione preso in esame c’era un’alta prevalenza di comportamenti e circostanze della vita collegabili a problemi di salute mentali.  Il 37% aveva subito abusi fisici e il 32% era stata stuprata o molestata sessualmente. Il 19% era stata vittima di incesto. Almeno 1/3 usava tabacco quotidianamente e il 30% beveva alcool più di una volta a settimana; il 6% beveva quotidianamente. Una su 5 fumava marijuana più di una volta al mese. Il 21% del campione aveva pensieri suicidi, a volte o frequentemente, e il 18% aveva effettivamente cercato di togliersi la vita….Più della metà si era sentita qualche volta troppo nervosa per compiere le attività ordinarie nel corso dell’ultimo anno e più di 1/3 si era sentita depressa.

Abuso di droghe fra le lesbiche
Uno studio pubblicato su Nursing Research ha rilevato che le lesbiche sono 3 volte di più soggette all’abuso di alcool e ad altri comportamenti compulsivi: come la maggior parte degli alcolisti, 32 (91%) dei partecipanti aveva abusato di altre droghe oltre che dell’alcool, e molte riportavano comportamenti compulsivi con il cibo (34%), con la codipendenza (29%), con il sesso (11%) e il denaro (6%). Il 46% delle partecipanti era stata una forte bevitrice con frequenti ubriacature.

Rischio più elevato di suicidio
Uno studio sui gemelli che ha esaminato la relazione fra omosessualità e suicidio, pubblicato su Archives of General Psychiatry, ha scoperto che gli omosessuali con partner erano complessivamente a maggior rischio di problemi di salute mentale ed erano 6,5 volte più soggetti dei loro gemelli a tentativi di suicidio. Il tasso più alto non era attribuibile alla salute mentale o all’abuso di sostanze stupefacenti.
Un altro studio pubblicato simultaneamente su Archives of General Psychiatry  ha seguito 1007 individui dalla nascita. Quelli classificati come gay, lesbiche o bisessuali erano significativamente più soggetti a problemi di salute mentale. D. Bailey, nei suoi commenti pubblicati sullo stesso numero della rivista,  prendeva le distanze da varie spiegazioni dei risultati, come quella secondo la quale «il diffuso pregiudizio contro le persone omosessuali è causa della loro infelicità o peggio della loro malattia mentale».
In Olanda, dove il clima culturale è molto tollerante, uno studio su 7.076 soggetti ha mostrato che i disturbi psicologici degli omosessuali sono molto frequenti.

Ridotta aspettativa di vita
La longevità degli omosessuali è stata oggetto di uno studio di un’equipe di ricercatori statunitensi guidata dal dott. Paul Cameron i cui risultati sono stati pubblicati nel 1994. In un arco di tempo di 13 anni, l’equipe ha confrontato 6737 annunci funebri comparsi su 18 pubblicazioni omosessuali con un vasto campione di annunci funebri comparsi su normali pubblicazioni. Quelli presi dalle pubblicazioni normali coincidevano con la longevità media statunitense: l’età media di mortalità  per gli uomini sposati era 75 anni e 79 per le donne. Per gli uomini non sposati o divorziati l’età media era di 57 anni e 71 per le donne non sposate.
Gli omosessuali avevano un’aspettativa di vita molto più breve. Gli omosessuali maschi che morivano di AIDS avevano un’età media di 39 anni e quelli che morivano per altre cause vivevano solo un pò più a lungo arrivando ad un’età media di 42 anni. Le lesbiche avevano una longevità media di 44 anni.
Per quanto riguarda la sopravvivenza fino ai 65 anni di età, la differenza era ancora maggiore. Le pubblicazioni normali mostravano che l’80% degli uomini sposati e l’85% delle donne sposate raggiungeva i 65 anni di età contro il 32% degli uomini non sposati o divorziati e il 60% delle donne non sposate. Per gli omosessuali il quadro era inquietante: solo il 10% degli uomini omosessuali e il 20% delle lesbiche raggiungeva l’età di 65 anni.
Uno studio pubblicato su International Journal of Epidemiology  sui tassi di mortalità degli omosessuali concludeva:
«In un importante centro canadese, l’aspettativa di vita per gli uomini gay e bisessuali all’età di 20 anni è da 8 a 20 anni minore rispetto agli altri uomini. Se lo stesso tasso di mortalità dovesse continuare, si stima che quasi la metà degli uomini  gay e  bisessuali che sono oggi ventenni non raggiungeranno il 65° anno di età. Volendo essere ottimisti possiamo dire che gli uomini gay e bisessuali di questo centro urbano stanno ora godendo della stessa aspettativa di vita che avevano tutti gli uomini canadesi nel 1871».

Confusione dell’identità sessuale
La tesi secondo cui l’ambiente omosessuale non conduce i bambini allo stile di vita omosessuale è negata dall’evidenza sempre maggiore che i bambini allevati in tali ambienti sono più soggetti al comportamento omosessuale e a intraprendere la sperimentazione sessuale.
Gli studi indicano che lo 0,3% delle femmine adulte riporta di aver praticato il comportamento omosessuale nell’ultimo anno, lo 0,4% lo ha praticato negli ultimi 5 anni, e il 3% dichiara di aver sempre praticato l’omosessualità nel corso della vita 25.
Uno studio in  Developmental Psychology ha rilevato che il 12% delle figlie di lesbiche diventano a loro volta delle lesbiche, un tasso che è almeno 4 volte il tasso di lesbismo nella popolazione femminile adulta.
Numerosi studi indicano che mentre quasi il 5% dei maschi riporta di aver avuto ogni tanto un’esperienza omosessuale nella vita, il numero degli omosessuali regolari è considerevolmente basso: tra l’1 e il 2% dei maschi riporta un comportamento omosessuale esclusivo nel corso di più anni successivi. 27.  Tuttavia J. M. Bailey  ha scoperto che il 9% dei figli maschi adulti di padri omosessuali erano a loro volta omosessuali: «Il tasso di omosessualità nei figli maschi (9%) è diverse volte più alto di quello indicato dalle indagini sulla popolazione generale ed è imputabile ad una trasmissione di padre in figlio».
Sebbene essi abbiano tentato di trarre conclusioni diverse, lo studio di Golombok e Tasker ha rivelato una chiara connessione tra omosessualità ed essere allevati da una coppia di lesbiche. «Con riferimento all’effettivo coinvolgimento in relazioni omosessuali, c’era una significativa differenza tra i gruppi…. Nessuno dei bambini cresciuti in famiglie eterosessuali aveva avuto relazioni omosessuali». Al contrario, 5 (29%) delle 17 figlie ed 1 (13%) degli 8 figli di coppie omosessuali riferiva di aver avuto almeno una relazione omosessuale.
Questi risultati sono stati confermati recentemente da uno studio apparso su American Sociological Review. Gli autori Judith Stacey e Timothy J. Biblarz alludevano al  “political incorrectness” dei loro risultati che mostravano tassi più elevati di omosessualità fra i bambini cresciuti in ambiente omosessuale: «Riconosciamo i rischi politici conseguenti al fatto che studi recenti indicano come i figli di genitori gay sono più soggetti a intraprendere a loro volta un’attività omosessuale».
Stacy e Biblarz hanno anche rilevato che «alcuni risultati sul numero di partner sessuali dei figli indicano che: le ragazze adolescenti cresciute da madri lesbiche sembrano essere sessualmente più avventurose e meno caste….. In altre parole, i figli (specialmente le ragazze) allevati da lesbiche sembrano allontanarsi dai ruoli sessuali tradizionali, mentre i figli cresciuti da madri eterosessuali sembrano conformarsi ad essi».

Incesto nelle “famiglie” con genitori omosessuali
Le statistiche indicano che gli omosessuali sono più soggetti degli eterosessuali ad abusare dei bambini: il 23% dei maschi omosessuali e il 6% delle lesbiche ha avuto qualche contatto sessuale con minorenni; questo secondo il Gay Report del 1979, che sicuramente non nutre prevenzioni contro gli omosessuali, e secondo altre fonti. 31
Uno studio in Adolescence ha confermato questi dati: un’elevata percentuale (29%) degli adulti figli di genitori omosessuali è stato oggetto di molestie sessuali da parte del genitore omosessuale, contro lo 0,6% di adulti figli di genitori eterosessuali….Avere un genitore omosessuale sembra aumentare il rischio di incesto di circa 50 volte. 32a
Questo fenomeno può essere spiegato con il fatto che tra gli uomini omosessuali si riscontra una percentuale di vittime di abusi sessuali  maggiore rispetto agli uomini eterosessuali. Come è noto e documentato da tempo i maschi vittime di abusi sessuali in età infantile o adolescenziale hanno maggiori probabilità di altri di riprodurre sui minori le violenze subite, probabilmente per un processo di identificazione con l’aggressore.
In un’indagine svolta nel 2001 su 942 adulti interrogati su eventuali abusi sessuali subiti nell’infanzia e nell’adolescenza,  Marie E. Tomeo ha riportato che ben il 46% degli uomini omosessuali contro il 7% degli eterosessuali e il 22% delle lesbiche contro l’1% delle donne eterosessuali riferiva di aver subito molestie sessuali.

Un progetto politico: ridefinire il matrimonio
L’intenzione degli attivisti omosessuali non è semplicemente quella di rendere possibile ai gay e alle lesbiche la condivisione della vita coniugale convenzionale. Per loro stessa ammissione essi aspirano a cambiare il carattere essenziale del matrimonio, rimuovendo proprio gli aspetti della fedeltà e della castità che promuovono la stabilità della relazione:
Paula Ettelbrick, ex direttore legale del Lambda Legal Defense and Education Fund, ha dichiarato, «Essere frocio è molto di più che mettere su casa, dormire con una persona dello stesso sesso e cercare l’approvazione dello stato….Essere frocio significa fare pressione sui parametri del sesso, della sessualità e della famiglia e in tal modo trasformare il tessuto sociale». 33
Secondo lo scrittore e attivista omosessuale Michelangelo Signorile, lo scopo degli omosessuali è: battersi per il matrimonio fra persone dello stesso sesso e per i suoi benefici e poi, una volta assicurato questo, ridefinire completamente l’istituzione del matrimonio, chiedere il diritto di sposarsi non come modo per aderire ai codici morali della società, ma piuttosto per smitizzare un mito e modificare radicalmente un’istituzione arcaica…. L’azione più sovversiva che possono intraprendere gli omosessuali……. è di trasformare interamente la nozione di “famiglia”.
Signorile va oltre fino a ridefinire il termine monogamia: Per questi uomini il termine monogamia non significa necessariamente esclusività sessuale…. Il termine “relazione aperta” ha assunto per moltissimi uomini gay un particolare significato: una relazione in cui i partner fanno spesso sesso all’esterno, mettono via il loro risentimento e la loro gelosia, e discutono l’un l’altro della loro attività sessuale esterna o condividono i partner sessuali.
Le opinioni di Signorile e Ettelbrick riguardo il matrimonio sono molto diffuse nella comunità omosessuale. Secondo il Mendola Report, solo il 26% degli omosessuali crede che l’impegno sia la cosa più importante in una relazione coniugale.
L’ex omosessuale William Aaron spiega perché perfino gli omosessuali “impegnati” non praticano la monogamia: nella vita gay, la fedeltà è quasi impossibile. Poiché  l’impulso omosessuale sembra essere costituito in parte dal bisogno di “assorbire” mascolinità dal partner sessuale, l’omosessuale deve costantemente cercare nuovi partner. Conseguentemente i matrimoni omosessuali che hanno più successo sono quelli in cui c’è un accordo tra i due nell’avere relazioni esterne mantenendo l’apparenza di una relazione stabile.
Anche quelli che sostengono il concetto di “famiglia” omosessuale ammettono la sua inadeguatezza per i bambini: nel suo studio su Family Relations, L. Koepke osservava, «Anche gli individui che considerano le relazioni omosessuali una scelta legittima per gli adulti avvertono che i bambini soffrirebbero nell’essere cresciuti in tali famiglie».
L’instabilità, la vulnerabilità alla malattia e la violenza domestica che prevalgono nelle relazioni omosessuali rispetto a quelle eterosessuali, normalmente renderebbero inadatti tali ambienti a garantire la custodia dei bambini. Tuttavia, nell’attuale clima culturale che preme per legittimare la pratica dell’omosessualità in ogni area possibile della vita, tali considerazioni sono spesso ignorate.

I bambini hanno bisogno di un padre e di una madre
I tentativi di ridefinire la vera natura della famiglia ignorano il patrimonio di saggezza delle culture e delle società di antica data, che testimoniano come il  modo migliore di allevare i bambini sia la famiglia composta da un padre e da una madre tra loro sposati. L’importanza della famiglia tradizionale è stata confermata da ricerche che mostrano come i bambini provenienti da famiglie formate da due genitori sposati ottenevano migliori risultati in campo accademico, finanziario, emotivo e comportamentale.  Un ambiente omosessuale non può sostituire la famiglia: i bambini hanno bisogno sia di un padre che di una madre.  Blankenhorn discute il differente ma necessario ruolo che padre e  madre svolgono nelle vite dei figli: «Se le madri sono portate a prestare speciale attenzione alle necessità presenti, fisiche ed emotive dei figli, i padri sono portati a prestare speciale attenzione a quei tratti del carattere necessari per il futuro, quali l’indipendenza, la fiducia in se stessi, la volontà di superare dei limiti e di correre dei rischi».
Blankenhorn spiega ancora: «Paragonato all’amore di una madre, l’amore di un padre è spesso più esigente, più determinante e significativamente meno condizionato…..Per il bambino, dall’inizio, l’amore della madre è un’indiscussa fonte di benessere e base del legame umano. Ma l’amore del padre è quasi un pò più lontano, più distante e contingente. Paragonato all’amore della madre, quello del padre deve spesso essere ricercato, meritato, guadagnato attraverso i meriti».
Il sociologo David Popenoe conferma che madri e padri svolgono ruoli differenti nelle vite dei loro figli. In Life without Father Popenoe scrive, “Attraverso il gioco i padri tendono a mettere in rilievo la competizione, la sfida, l’iniziativa, il rischio e l’indipendenza. Le madri, al contrario, mettono in rilievo la sicurezza emotiva e la sicurezza personale.”

Complementarietà delle figure paterna e materna
I genitori educano anche alla disciplina in modo diverso: «Mentre le madri offrono grande flessibilità e comprensione nella loro disciplina, i padri offrono estrema prevedibilità e linearità. Entrambe le dimensioni sono determinanti per un regime educativo efficiente, bilanciato e umano».
Gli aspetti complementari che madri e padri apportano all’educazione dei figli derivano dalla innata differenza fra i due sessi e non può essere arbitrariamente sostituita. Nonostante le accuse di discriminazione sessuale e di omofobia, con i tentativi di negare l’importanza sia del padre che della madre nell’educazione dei figli, la struttura famigliare più antica di tutte si rivela essere la migliore.
Nell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio del 1981, Papa Giovanni Paolo II riassumeva l’importanza delle famiglie basate sul matrimonio: «La famiglia possiede vincoli vitali e organici con la società, perché ne costituisce il fondamento e l’alimento continuo mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di quelle virtù sociali, che sono l’anima della vita e dello sviluppo della società stessa».
Nulla di tutto questo è possibile nelle coppie omosessuali che sono per definizione incapaci di creare progenie e di contribuire alla “procreazione della razza umana”. Qualsiasi bambino che si trovi in una “famiglia” omosessuale è necessariamente ottenuto o da una coppia sposata o altrimenti attraverso l’unione sessuale di un uomo e una donna, artificialmente o in modo naturale. Quindi, paradossalmente, queste situazioni non possono fare a meno del grembo della società – l’unione di un uomo e di una donna – che essi così veementemente negano. In It Takes a Village, Hillary Rodham Clinton fa riferimento, forse inavvertitamente, alle indelebili “leggi della natura” quando osserva che «ogni società richiede una massa critica di famiglie che si conformino all’ideale tradizionale». Per similitudine, un organismo richiede una massa critica di cellule sane per sopravvivere, e – come ogni oncologo sa – meno cellule anormali ci sono meglio è.
In una società democratica, coloro che scelgono di coabitare in regimi familiari alternativi come le unioni omosessuali, hanno la libertà di farlo. Ma una cosa è la tolleranza, un’altra è la promozione e la celebrazione. Affidare i bambini a queste coppie è assolutamente inaccettabile e una società che si batte per tali unioni a spese della famiglia tradizionale, lo fa a suo rischio e pericolo. (Costanza Stagetti -http://www.documentazione.info/ )

Quanto è Cara l’accoglienza

Pubblicato: settembre 3, 2015 in rassegna stampa locale

logodelcircolo.jpgNon potendo prendersela con la figlia dei coniugi uccisi da un profugo ospite in centro d’accoglienza a Catania, i buonisti col paraocchi e i benpensanti per convenienza se la prendono con Salvini che fa sua, rilanciandola, la rabbia della povera donna che ha addossato allo Stato imbelle le colpe dell’omicidio di papà e mamma. Poiché non ci appassiona la gara a chi specula in un senso o nell’altro, a chi ritiene la mattanza un banale fatto di cronaca piuttosto della riprova ulteriore che i clandestini portano caos e criminalità, vogliamo raccontarvi il vero stato dell’arte dell’accoglienza nei cosiddetti centri Cara) sui quali aveva allungato le mani Mafia Capitale. Ce lo rivela il nostro Antonio Rapisarda, già autore di un reportage allucinante nel Cara di Mineo (all’erario costa 50milioni l’anno). Lo stato dell’arte è presto detto: non tutti sanno che per legge una commissione dovrebbe valutare le richieste d’asilo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda quand’invece, nei Cara, gli ospiti ottengono risposte non prima di 12-15 mesi. E non tutti sanno quanto sia minima la presenza dei «rifugiati» doc, siriani ed eritrei provenienti da paesi dove la gente scappa per la guerra. Nei Cara abbondano invece i migranti “economici” che restano in Italia sfruttando ricorsi e appelli che ne impediscono l’immediato rimpatrio. Essendo liberi di muoversi senza vincoli (vedi l’ivoriano fermato per il duplice omicidio o il rumeno che ha spaccato la faccia a una donna a Roma per rubarle il telefonino) finiscono a zonzo per strada, nei campi sfruttati dai caporali, altri fanno i corrieri.

È letteralmente impossibile controllare gli ospiti all’esterno perché – come ci racconta il procuratore di Caltagirone – la polizia ormai presidia poco il territorio in quanto uomini e volanti son destinati alla sicurezza delle strutture al collasso. E che dire del mercato nero all’interno, delle rivolte, delle violenze, dei ricatti, dei benefit, delle bugie raccontate negli interrogatori, delle 30mila richieste d’asilo ancora da vagliare, delle infiltrazioni terroristiche, dei mancati foto segnalamenti e delle impronte non prelevate, del fatto che stiamo ospitando decine di migliaia di persone che non avranno mai lo status di rifugiato. Di questo lo Stato è davvero responsabile. Della bomba che sta per esplodere. I coniugi di Catania sono vittime collaterali. Il peggio deve ancora arrivare.

(Fonte: Il Tempo – editoriale di GIAN MARCO CHIOCCI)

logo-del-circolo

Lo scrittore parla con Affaritaliani.it della fine di Berlusconi, di Salvini e del futuro del Centrodestra.


Perché è stato licenziato dal Giornale?

“Ci sono ragioni complesse, ma gliene posso dire una che le riassume tutte. Ritengo finita la stagione del berlusconismo e credo che bisogna dirlo anche sui giornali di Centrodestra”.

Perché è finita la stagione di Berlusconi?
“Da alcuni anni in realtà si è esaurita. Da quando è terminata la sua esperienza di governo ha avuto in questi anni solo preoccupazioni personali, anche comprensibili. Berlusconi non ha più espresso la linea politica e ha osservato il suo partito sfarinarsi. Ha lasciato che tutto si scomponesse ed è ormai ostaggio del cerchio magico che lo circonda. Il disegno politico di Berlusconi non c’è più, era interamente incentrato sulla sua persona. Oggi bisogna pensare a un nuovo Centrodestra, a partire da qualcosa che concluda definitivamente l’esperienza passata. Non si può ripartire da quel leader che l’ha rappresentata negli anni scorsi. Non ha alcun senso contrappore a Renzi una versione antica e allo stesso tempo analoga al segretario del Pd. Servono altri registri, bisogna andare per altre strade e scegliere altri temi”.

Chi c’è nel cerchio magico berlusconiano?
“Non lo so. So di quelle pasdaran che circondano Berlusconi e che hanno un ruolo in molte cose, non ultimo Il Giornale. Penso che ci sia una sorta di copertura intorno a lui, una specie di cataratta che gli impedisce di vedere la realtà e gli fa vivere una stagione fondata sul rancore”.

Cioè?
“Ogni giorno pensa a come cacciare qualcuno. C’è questa sindrome dell’acciuga per la quale meno siamo e meglio stiamo, una follia per un partito politico”.

Insomma, nel cerchio magico ci sono Bergamini e Rossi. No?
“Non conosco nello specifico i ruoli. So di questa realtà che lo circonda e che ha creato questa sorta di cataratta tra lui e la realtà, prima ancora che tra lui e il partito o il mondo dei media”.

Quindi Salvini ha fatto male a fare l’accordo con Berlusconi sulle Regionali?
“Quello è un accordo tecnico e necessario, hanno fatto bene entrambi. Non aveva alcun senso regalare un paio di Regioni al Centrosinistra e perdere il Veneto. E’ un accordo tecnico che ha esclusivamente una ragione elettorale e non ha alcuna valenza politica. Salvini ha un’idea di Centrodestra che non passa per Berlusconi ma deve fare i conti con la realtà e sa che in Veneto e in Lombardia c’è ancora questa alleanza necessaria. O meglio, questo simulacro di alleanza di Centrodestra che consente di governare due Regioni importanti”.

Salvini può essere il futuro leader del Centrodestra?
“E’ sicuramente un punto di svolta. Non credo che possa essere il leader della coalizione, ma di una componente importante che si richiama alla Lega. Occorre una realtà più complessa e non ridotta solo alla figura di Salvini, nonostante la sua indubbia abilità di comunicatore politico e televisivo. Bisogna andare oltre, non contro Salvini ma dentro una possibile coalizione”.

Allora chi sarà il leader del Centrodestra? Giorgia Meloni?
“Non è ancora stata delineata una vera leadership. I quattro personaggi chiave del momento su cui ruotano i fatti sono Renzi, Berlusconi, lo stesso Salvini e Grillo. Questa volta bisogna partire da un’idea, da un flusso di progetti, di disegni e di persone. Sarebbe sbagliato cercare il leader risolutore. La Meloni svolge il suo ruolo egregiamente, ma esprime una destra che deve ancora crescere”.

Alfano sarà in questo disegno?
“Credo di sì. Ho sempre compreso la frattura e poi la scissione del Nuovo Centrodestra. Non si può eleggere un delfino e poi bruciarlo. In secondo luogo quello di Alfano è un tentativo di ragionare oltre Berlusconi. Molti temi mi allontanano dall’Ncd, ma sta tentando di tracciare una linea”.

Ma Alfano e Salvini non posso stare insieme…
“La stessa cosa la si diceva nel Centrodestra di Bossi e Fini, la politica fa cambiare molte cose. E non è detto che i soggetti in campo siano sempre gli stessi. Oggi un’alleanza Alfano-Salvini non è praticabile ma bisogna guardare in prospettiva e ragionare bene. Anche la triangolazione e i patti Regione per Regione la dicono lunga sulla possibilità di alleanze fino ad oggi impraticabili”.

Quindi in futuro Alfano e Salvini potranno stare insieme…
“E’ possibile, certo. Probabilmente per chiudere il cerchio occorre qualcuno che coordini e rappresenti la sintesi e farli convergere”.

Questa persona può essere Corrado Passera?
“Non credo. Non ha la biografia, la statura politica e il consenso. E’ un uomo che viene dall’oligarchia del nostro Paese e non credo che possa avere una grande popolarità”.

(Fonte: Affaritaliani – intervista di Alberto Maggi)

Editoriale di Dalmazio Frau

Nella mia vita ho partecipato a molti incontri politici, più o meno informali, alcuni pubblici, altri più ristretti. Ne ricordo pochi con piacere e i più invece con un senso di tristezza che si salva, e mi salva, soltanto grazie all’ironia ed al gusto per il paradosso.

A raccontarne alcuni non posso non sentire ancora lo spirito di Filini e del rag. Fantozzi Ugo aleggiare su di me, memore di quando i due, con i frac a noleggio di misure sbagliate, sono invitati alla cena di gala e devono vedersela con Ivan il Terribile XXXII.

Non soltanto ricordo alcune tragicomiche riunioni del MSI che superano di molte lunghezze il capolavoro di Mario Monicelli “Vogliamo i Colonnelli”,  ma quelle parallele dei Monarchici, tenute queste in luoghi paracatacombali, cenotafi memori di vari Savoia che non hanno proprio dato il meglio di sé, assemblee intente esclusivamente all’abolizione della “tredicesima disposizione transitoria” ed al “rientro delle auguste salme”. E poi ci lamentiamo se siamo dove siamo, politicamente parlando. “Ho visto cose che voi umani”, come diceva quello… in riunioni e conventicole dei Repubblicani, dei Socialdemocratici e dei Liberali… poi uscivano tutti a cena, prima di andare in Loggia o a cornificarsi a vicenda. Tutti e quattro i partecipanti, cane compreso.

Sono stato anche alle Feste dell’Unità, ma allora almeno erano da frequentare per gustare sano cibo romagnolo. Oggi non ci sono più neppure quelle, non mangiano più non soltanto i bambini ma neppure le piadine e invece della buon’anima di Berlinguer abbiamo Renzi. Detto tutto.

Poi ci sono le kermesse neoceltiche con i MacBrambilla della Lega della prima ora. Straordinarie adunate di gente buffa e pittoresca che credeva bastasse indossare un kilt per essere scozzesi. Però battevano la mitica moneta indipendentista del “Calderolo”. Erano tempi eroici che adesso soltanto gli insorgenti corazzati con il “tanko” riescono ancora a replicare.

Infine ho visto le adunate oceaniche della prima Forza Italia, ridursi sempre più a cene elettorali dove si riunisce una congerie di persone transfughe più o meno da AN al vecchio PSI – quelli superstiti al povero Bettino – a qualche DC dell’ultima ora per età anagrafica.

Ecco, oggi che sono meno giovane ma non più saggio, osservo come negli anni poco o nulla sia cambiato in questi incontri fatti da molti micro-mondi, che si ritrovano intorno ad un tavolo più per mangiare e bere che per fare.

Forza Italia, non diversamente da altri partiti, è diventato un gruppo chiuso, alla faccia di quello che dice Berlusconi pubblicamente, ma che nessuno ha mai rilanciato essendo un “punctum dolens” che colpisce proprio alcuni esponenti del partito, dove se si bussa non viene aperto.

Già. Perché anche lì, come in ogni “consorteria” che si rispetti sorgono i soliti problemi di sempre; ovvero chi ha acquisito un piccolo, suo, personale “potere” non può ammettere altri nel timore che lo surclassino. E, credetemi, eclissare alcuni nuovi esponenti, soprattutto dal punto di vista culturale, sarebbe un gioco da ragazzi, persino troppo facile.

Ciò che governa ovunque è una “mediocritas” che non è per nulla aurea, quanto piuttosto plumbea. Perché, continuo a chiedermi da tempo, una persona intelligente, con “fiuto”, capace nel proprio campo come è il Cavaliere di Arcore, si circondi di figure mediocri, immodestamente men che modeste e incapaci? Resta per me un mistero da Mistero.

Esistono rare eccezioni, lo posso affermare senza ombra di smentita, e di queste faccio i nomi. Persona che apprezzo e stimo non soltanto per la sua intelligenza, cultura ed ironia, ma anche per la sua disponibilità e cortesia è Daniele Capezzone che, come tutti coloro che hanno il dono di vivere con un felino, è un caso alquanto anomalo nel panorama politico italiano. Ho applaudito pubblicamente il coraggio e l’onestà dell’ultima decisione di Francesco Storace. Apprezzo la forza partenopea di un’Alessandra Mussolini e l’onesta fedeltà di Maurizio Gasparri. Riconosco una simpatia ruspante ed un’intelligenza controcorrente a Matteo Salvini, che comunque resta un fenomeno del Nord. Ve l’immaginate l’equivalente leghista del centro? A chi ci rifacciamo? Ai Medici o ai Borgia come vorrei io?  Infine, “rara avis” in quella strana cosa che è l’NCD, ricordo Andrea Augello, uno dei pochi con una cultura ed interessi che vanno di là dalla mera politica politicante.

Insomma, vorrei agenti politici che in casa avessero biblioteche, leggessero, ascoltassero buona musica e ogni tanto visitassero una mostra o andassero a teatro per loro scelta e non per farsi vedere.

Resta il fatto che mi piacerebbe ancora vedere – non dico parteciparvi ché non vorrei oscurare troppo qualche giovane rampante di qualche “esercito” senza neppure un tanko – una qualche riunione politica dove si affrontassero seriamente i temi della formazione e dell’utilizzo della cultura in campo politico, sociale ed economico.

Ma la domanda che mi sorge spontanea è, se viene posta  al Parlamento Europeo una Iva Zanicchi – con tutto il rispetto per le sue doti canore, non me ne voglia l’aquila di Ligonchio – alla Commissione Cultura, collocata lì non certo per le sue inclinazioni all’arte e al patrimonio culturale italiano, ma in quanto c’era un posto da occupare (altrimenti ha tutto in mano la sinistra); c’è qualcuno, qualcuno vero, non fasulli arrampicamuri che si presentano come critici d’arte contemporanea senza nulla comprendere di quella antica, che nel centrodestra moderato – detto anche Forza Italia – possano farsi valere con coscienza e competenza in tale campo?

Eppure ricordo, mi pare, che Elisabetta Gardini sia uscita dalla “Bottega” di Gassman, e quindi qualcosa tra Shakespeare e Dante dovrebbe conoscere!

Forse ci sono coloro che vado cercando, ma non vengono valorizzati come dovrebbe essere.

Sia mai che facessero ombra a qualcuno!

(Fonte: www.totalita.it · October 24, 2014)