La Federazione e il Centrodestra che verrà

Bene ha fatto l’amico Matteo Salvini a cogliere il suggerimento che gli avevamo dato all’indomani delle elezioni regionali e a lanciare un sasso nello stagno di un centrodestra che ha bisogno di essere ripensato.

Il tempo è giusto: dopo la guerra al Covid, arriverà il dopoguerra, con tutta la sua voglia di ricostruire, di cambiare, di tornare a crescere e lavorare, di costruire un Paese migliore.

Il tempo è giusto perché con il Covid e la drammatica esperienza che stiamo vivendo, la prima vera emergenza dalla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia cerca una nuova politica, basata sulla serietà della proposta, la capacità della classe dirigente, la concretezza dei programmi. Una politica che guardi al futuro, rifuggendo dalle velleitarietà approssimative, dalle stravaganze.
Ora però sarebbe importante capire cosa si intende per federazione di centrodestra. Perché se, come talvolta appare, la proposta di una federazione dovesse servire a blindare la coalizione così come è, francamente sarebbe poco utile. Poco utile per vincere e poco utile per costruire qualcosa di nuovo.

Fino ad ora infatti abbiamo assistito a un centrodestra uguale a se stesso: stessi partiti, stessi vertici a porte chiuse, più voglia di blindare le proprie posizioni che mettersi in discussione. Più attenzione a sterilizzare le nuove esperienze che a valorizzarle.

Eppure, anche alle ultime elezioni regionali, un numero importante di elettori si è riconosciuto in esperienze che per ora sono escluse dal consesso tradizionale del centrodestra. Basti pensare al successo delle Liste dei governatori (la mia in Liguria oltre il 22%, primo partito della regione, quella dell’amico Zaia in Veneto ancora di più) alle Liste dei sindaci, alle esperienze civiche.

Tutte proposte politiche che fino ad ora sono state tenute fuori dalla porta di un centrodestra fermo agli schemi degli anni Novanta.

Attenzione: il centrodestra del futuro non è la federazione dei deputati e dei senatori che OGGI siedono in Parlamento. Il centrodestra del futuro saranno i deputati e i senatori che saremo in grado di eleggere NEL PROSSIMO Parlamento. Ed è chiaro a tutti che molti parlamentari di oggi quelle aule non le vedranno più neppure col binocolo. E alcuni partiti avranno rappresentanze parlamentari ben piu magre. Così come, se questo centrodestra non saprà allargarsi, nelle prossime amministrative sarà dura vincere in tante importati città che andranno al voto.

Dunque augurando un futuro importante e molte vittorie al centrodestra aspetto di vedere cosa succederà: se la federazione proposta servirà a blindare il vecchio centrodestra con i suoi riti, allora sarà solo una falsa partenza verso il futuro, e molte nuove energie cercheranno altrove la propria strada.

Se invece alla proposta di Salvini seguiranno nuove e vere forme di aggregazione, di apertura, di coinvolgimento, allora avremo imboccato quella via che molti di noi auspicano ed attendono da anni. E finalmente molti cittadini troveranno di nuovo un progetto di Paese e una classe politica in cui riconoscersi. (Giovanni Toti)

Il patto grillosinistro è il peggio, anzi meglio così

Dopo un anno di fidanzamento al governo è arrivata la promessa di matrimonio. Puro matrimonio d’interesse per durare il più possibile al potere. Poi sarà la provvida sventura del contagio e delle sue restrizioni a fare il resto. L’alleanza organica tra sinistra e grillini è la novità dell’estate mascherata del 2020. Come giudicarla?

Il partito democratico, e più in generale la sinistra, aveva tanti difetti e storture ma una cosa gli andava riconosciuto: essendo partito-apparato di potere, ormai da lunghi anni, disponeva di ranghi, candidature, strutture da proporre al governo locale e nazionale e un profilo serio di esperienza. Ora che si è alleato alla banda più miserabile che la storia politica italiana abbia conosciuto al potere, vale a dire gli ignoranti-inadeguati-incapaci grillini, ora che il loro futuro elettorale si è fuso in un amplesso fatale, dovranno accettare le più scombinate raggi che nasceranno dal compromesso, non esclusa – alla fine – la Raggi medesima che si ricandida sindaco di Roma, forte del suo fallimento senza precedenti (e pure ce n’erano di negativi).

Viceversa, i grillini avevano tutte le tare di un movimento nato dal cabaret bilioso e composto da scappati di casa, ma una cosa gli andava riconosciuta: era un movimento contro l’establishment, una forza genuina contro il potere e i suoi rappresentanti e di conseguenza contro il Pd e la sinistra che da anni ne è il braccio politico di riferimento, interno ed europeo. Perfino la sciagurata alleanza precedente coi leghisti aveva almeno il punto in comune della rivolta populista anti-sistema, contro l’establishment interno ed europeo. Ma ora che stringono il patto col Pd, e nello stesso tempo cancellano la norma base del movimento che rifiutava i politici di professione e avvicendava nelle cariche, consentendo invece di reiterare il mandato, i grillini non hanno più neanche quella mezza ragione d’esistere. Sono solo un branco di nullità in cerca di posto fisso, un clan di soldatini di ventura che si è introdotto nei palazzi del potere e si è barricato dentro, pronto a tutto per restarci. Non so chi potrebbe votarli adesso, in base a quale masochismo demente dare loro fiducia. E non so come fanno a restarci i pochi grillini che hanno una faccia e un minimo di coerenza.

Non c’è una mezza idea alla base, una mezza visione politica, non c’è nemmeno il vaffa e la protesta che giustificava il primo voto a loro, non c’è naturalmente il buon governo. Ci sono solo mandrie arraffone che hanno eretto a sistema quel che negli altri partiti storici, con tutti i loro difetti, era tendenza degenerativa, casistica pur diffusa ma non norma assoluta, generale, statutaria. I grillini sono il punto più basso della parabola degenerativa dei partiti. E in quel punto infimo incontrano la più meschina sinistra di governo che la storia nostrana ricordi.

Quando sento le solite menate sulla destra – ah ci vorrebbe una destra europea, presentabile e credibile – chiedo: ma scusate, avete visto che mostriciattolo ripugnante sta nascendo a sinistra nell’alleanza tra i residui spompati del Pd e il branco d’incapaci venuti fuori dall’autogrillo? Pensate che si possa solo immaginare una destra credibile, affidabile, adeguata se l’avversario è la somma di due fallimenti e di due tradimenti, in un compromesso d’infimo profilo, in cui l’unica chiave è acchiappare insieme più potere possibile? Il punto di sintesi di questa intesa è Giuseppe Conte su cui vi risparmio il giudizio politico, umano ed etico, già espresso troppe volte; mi limito a dire che è la degna sintesi di due trasformismi e due tradimenti finalizzata a mantenere la posizione di potere.

È possibile trovare un lato positivo di questa intesa? Si, torna a configurarsi, seppure in modo indecente, un sistema bipolare. La competizione politica viene riportata a coerenza di sistema dall’incoerenza dei soggetti. Torna ad assumere un senso, seppur aberrante, l’espressione sinistra e di conseguenza la sua dirimpettaia, la destra. La sinistra trova una parvenza popolare che aveva perduto, grazie all’abbraccio con gli ex populisti dei 5Stelle. I grillini, a loro volta, trovano un ombrello di credibilità euro-governativa sotto la cupola della sinistra. E diminuiscono, senza sparire, i margini di manovra inciucista dei berlusconiani che potevano mollare l’alleanza coi sovranisti per un asse col Pd e i renziani; ma ora, dopo l’annuncio nuziale del blocco sinistro-grillino, è più difficile. Il patto anti-inciuci voluto dalla Meloni lo conferma. Anche se in nome dell’emergenza e della salvezza d’Italia (fatevi due risate) ogni perversione è possibile.

L’alleanza della sinistra coi grillini può diventare un modello da esportare? Si, anzi per certi versi è un modello importato. Quando la sinistra si è accorta che al suo potere non corrisponde consenso, un po’ ovunque ha cercato alleanze populiste come rimedio omeopatico contro i populismi nazionali e destrorsi. Quasi ovunque ci hanno provato coi movimenti ambientalisti, qualcuno con l’antipolitica (tipo indignados), oltre che, naturalmente, con le nuove risorse elettorali dei migranti e i movimenti lgbt. Ma i verdi hanno una loro storia e una loro motivazione; difficile ravvisarne una tra i grillini odierni, una volta resa impraticabile l’antipolitica e l’anticasta, oggi che sono loro la casta al potere.

Magari rovistando tra i rifiuti, battaglie raccogliticce si possono sempre razzolare, ma non c’è un disegno. Viceversa il fronte “sovranista” ha mille debolezze e contraddizioni, e leader social più che di governo, ma ha un profilo più compatto, agita temi forti con maggiore aderenza alla realtà e al sentire comune popolare. Intanto subiamo il peggior blocco di potere che si potesse immaginare, tra la cupola sinistra e i quaquaraqua grillini.

MV, La Verità 20 agosto 2020

Offida, elezioni amministrative 2019

Noi del Circolo conosciamo bene il senso genuino dell’impegno civico, se profuso per aggiungere grandi o piccoli contributi alla crescita della Città di Offida. In 10 anni, e ne aggiungeremo altri, siamo stati fedeli al nostro motto “La politica è l’arte del bene comune”.

Tutto il lavoro è fruibile on line ed il tempo ha confermato molte nostre intuizioni. Ma tra gli aspetti poco piacevoli e decisamente squallidi, del nostro percorso, non dimenticheremo chi, con atteggiamenti subdoli, ha rinnegato il nostro gruppo, per supponenza e velleità, subito trasformate in fallimenti ed inutilità nell’azione politica.

La galanteria del tempo porterà inevitabilmente al destino che merita, chi si trasforma e ricicla con il solo scopo di raccogliere briciole di vantaggi personali e accomodamenti lavorativi.

Migranti: l’80% degli italiani appoggia la linea del governo

L’80% degli italiani, quindi la stragrande maggioranza della popolazione, si schiera con il ministro dell’Interno Matteo Salvini e con il governo Lega-M5S sulla questione delicatissima dell’immigrazione dopo il caso della nave Aquarius. E’ quanto emerge da una metanalisi realizzata in esclusiva per Affaritaliani.it dal sondaggista Alessandro Amadori. Metanalisi basata sui sondaggi dell’istituto Eumetra e dell’Istituto di Affari Internazionali.
“I dati sono molto chiari. Il 30% degli italiani ha una posizione molto dura e vorrebbe che tutti gli immigrati venissero respinti”, spiega il sondaggista. “Il 50%, invece, vorrebbe che fossero accettati soltanto in parte e soprattutto dopo una valutazione decisamente più mirata e attenta di quella attuale. Soltanto il 20% degli italiani dichiara di voler accogliere tutti i migranti”.
In base a questi dati, secondo la metanalisi di Amadori, “una larga maggioranza dei cittadini, circa l’80% appoggia le posizioni dell’esecutivo e in particolare del ministro dell’Interno. Ovviamente – ci tiene a sottolineare il sondaggista – si tratta di una materia esplosiva e quindi è un sostegno prudente che deve tenere conto di situazioni particolari quali donne incinta e bambini”.
(di Alberto Maggi – Affaritaliani.it)

Sulle Elezioni politiche 2018

L’esito positivo della consultazione elettorale, conferma che è finita l’era delle “discese in campo” inconcludenti, che può e deve nascere un nuovo centrodestra di governo, che sventolare lo spettro di un fascismo (inesistente) ha invece polverizzato gli ultimi residui di comunismo, che all’affermazione del M5S deve seguire obbligatoriamente il dialogo e non la presunzione, che c’è bisogno di un’Italia protagonista in Europa senza più sudditanze, che il “potere al popolo” c’è già e basta saperlo esercitare. Certamente sarà difficile comporre un Governo, ma gli Italiani hanno dato delle indicazioni ben precise, dalle quali non si può prescindere. Essere responsabili non significa snaturare le proprie idee, ma lavorare per un Italia forte, in un’Europa che rispetti popoli e Nazioni. In attesa che tutto evolva, l’unico dato di fatto su cui ragionare è la volontà degli Italiani di cambiare radicalmente una situazione, subìta da troppo tempo. Ci saranno colpi di coda dei potentati europei, che mal digeriranno questo scatto d’orgoglio italiano, ma poi qualcuno di loro verrà con il cappello in mano a trattare e concordare, perché un’Europa senza Italia non ha ragione di esistere.

Il Circolo – cultura & politica – Offida