Il patto grillosinistro è il peggio, anzi meglio così

Dopo un anno di fidanzamento al governo è arrivata la promessa di matrimonio. Puro matrimonio d’interesse per durare il più possibile al potere. Poi sarà la provvida sventura del contagio e delle sue restrizioni a fare il resto. L’alleanza organica tra sinistra e grillini è la novità dell’estate mascherata del 2020. Come giudicarla?

Il partito democratico, e più in generale la sinistra, aveva tanti difetti e storture ma una cosa gli andava riconosciuto: essendo partito-apparato di potere, ormai da lunghi anni, disponeva di ranghi, candidature, strutture da proporre al governo locale e nazionale e un profilo serio di esperienza. Ora che si è alleato alla banda più miserabile che la storia politica italiana abbia conosciuto al potere, vale a dire gli ignoranti-inadeguati-incapaci grillini, ora che il loro futuro elettorale si è fuso in un amplesso fatale, dovranno accettare le più scombinate raggi che nasceranno dal compromesso, non esclusa – alla fine – la Raggi medesima che si ricandida sindaco di Roma, forte del suo fallimento senza precedenti (e pure ce n’erano di negativi).

Viceversa, i grillini avevano tutte le tare di un movimento nato dal cabaret bilioso e composto da scappati di casa, ma una cosa gli andava riconosciuta: era un movimento contro l’establishment, una forza genuina contro il potere e i suoi rappresentanti e di conseguenza contro il Pd e la sinistra che da anni ne è il braccio politico di riferimento, interno ed europeo. Perfino la sciagurata alleanza precedente coi leghisti aveva almeno il punto in comune della rivolta populista anti-sistema, contro l’establishment interno ed europeo. Ma ora che stringono il patto col Pd, e nello stesso tempo cancellano la norma base del movimento che rifiutava i politici di professione e avvicendava nelle cariche, consentendo invece di reiterare il mandato, i grillini non hanno più neanche quella mezza ragione d’esistere. Sono solo un branco di nullità in cerca di posto fisso, un clan di soldatini di ventura che si è introdotto nei palazzi del potere e si è barricato dentro, pronto a tutto per restarci. Non so chi potrebbe votarli adesso, in base a quale masochismo demente dare loro fiducia. E non so come fanno a restarci i pochi grillini che hanno una faccia e un minimo di coerenza.

Non c’è una mezza idea alla base, una mezza visione politica, non c’è nemmeno il vaffa e la protesta che giustificava il primo voto a loro, non c’è naturalmente il buon governo. Ci sono solo mandrie arraffone che hanno eretto a sistema quel che negli altri partiti storici, con tutti i loro difetti, era tendenza degenerativa, casistica pur diffusa ma non norma assoluta, generale, statutaria. I grillini sono il punto più basso della parabola degenerativa dei partiti. E in quel punto infimo incontrano la più meschina sinistra di governo che la storia nostrana ricordi.

Quando sento le solite menate sulla destra – ah ci vorrebbe una destra europea, presentabile e credibile – chiedo: ma scusate, avete visto che mostriciattolo ripugnante sta nascendo a sinistra nell’alleanza tra i residui spompati del Pd e il branco d’incapaci venuti fuori dall’autogrillo? Pensate che si possa solo immaginare una destra credibile, affidabile, adeguata se l’avversario è la somma di due fallimenti e di due tradimenti, in un compromesso d’infimo profilo, in cui l’unica chiave è acchiappare insieme più potere possibile? Il punto di sintesi di questa intesa è Giuseppe Conte su cui vi risparmio il giudizio politico, umano ed etico, già espresso troppe volte; mi limito a dire che è la degna sintesi di due trasformismi e due tradimenti finalizzata a mantenere la posizione di potere.

È possibile trovare un lato positivo di questa intesa? Si, torna a configurarsi, seppure in modo indecente, un sistema bipolare. La competizione politica viene riportata a coerenza di sistema dall’incoerenza dei soggetti. Torna ad assumere un senso, seppur aberrante, l’espressione sinistra e di conseguenza la sua dirimpettaia, la destra. La sinistra trova una parvenza popolare che aveva perduto, grazie all’abbraccio con gli ex populisti dei 5Stelle. I grillini, a loro volta, trovano un ombrello di credibilità euro-governativa sotto la cupola della sinistra. E diminuiscono, senza sparire, i margini di manovra inciucista dei berlusconiani che potevano mollare l’alleanza coi sovranisti per un asse col Pd e i renziani; ma ora, dopo l’annuncio nuziale del blocco sinistro-grillino, è più difficile. Il patto anti-inciuci voluto dalla Meloni lo conferma. Anche se in nome dell’emergenza e della salvezza d’Italia (fatevi due risate) ogni perversione è possibile.

L’alleanza della sinistra coi grillini può diventare un modello da esportare? Si, anzi per certi versi è un modello importato. Quando la sinistra si è accorta che al suo potere non corrisponde consenso, un po’ ovunque ha cercato alleanze populiste come rimedio omeopatico contro i populismi nazionali e destrorsi. Quasi ovunque ci hanno provato coi movimenti ambientalisti, qualcuno con l’antipolitica (tipo indignados), oltre che, naturalmente, con le nuove risorse elettorali dei migranti e i movimenti lgbt. Ma i verdi hanno una loro storia e una loro motivazione; difficile ravvisarne una tra i grillini odierni, una volta resa impraticabile l’antipolitica e l’anticasta, oggi che sono loro la casta al potere.

Magari rovistando tra i rifiuti, battaglie raccogliticce si possono sempre razzolare, ma non c’è un disegno. Viceversa il fronte “sovranista” ha mille debolezze e contraddizioni, e leader social più che di governo, ma ha un profilo più compatto, agita temi forti con maggiore aderenza alla realtà e al sentire comune popolare. Intanto subiamo il peggior blocco di potere che si potesse immaginare, tra la cupola sinistra e i quaquaraqua grillini.

MV, La Verità 20 agosto 2020

Offida, elezioni amministrative 2019

Noi del Circolo conosciamo bene il senso genuino dell’impegno civico, se profuso per aggiungere grandi o piccoli contributi alla crescita della Città di Offida. In 10 anni, e ne aggiungeremo altri, siamo stati fedeli al nostro motto “La politica è l’arte del bene comune”.

Tutto il lavoro è fruibile on line ed il tempo ha confermato molte nostre intuizioni. Ma tra gli aspetti poco piacevoli e decisamente squallidi, del nostro percorso, non dimenticheremo chi, con atteggiamenti subdoli, ha rinnegato il nostro gruppo, per supponenza e velleità, subito trasformate in fallimenti ed inutilità nell’azione politica.

La galanteria del tempo porterà inevitabilmente al destino che merita, chi si trasforma e ricicla con il solo scopo di raccogliere briciole di vantaggi personali e accomodamenti lavorativi.

Migranti: l’80% degli italiani appoggia la linea del governo

L’80% degli italiani, quindi la stragrande maggioranza della popolazione, si schiera con il ministro dell’Interno Matteo Salvini e con il governo Lega-M5S sulla questione delicatissima dell’immigrazione dopo il caso della nave Aquarius. E’ quanto emerge da una metanalisi realizzata in esclusiva per Affaritaliani.it dal sondaggista Alessandro Amadori. Metanalisi basata sui sondaggi dell’istituto Eumetra e dell’Istituto di Affari Internazionali.
“I dati sono molto chiari. Il 30% degli italiani ha una posizione molto dura e vorrebbe che tutti gli immigrati venissero respinti”, spiega il sondaggista. “Il 50%, invece, vorrebbe che fossero accettati soltanto in parte e soprattutto dopo una valutazione decisamente più mirata e attenta di quella attuale. Soltanto il 20% degli italiani dichiara di voler accogliere tutti i migranti”.
In base a questi dati, secondo la metanalisi di Amadori, “una larga maggioranza dei cittadini, circa l’80% appoggia le posizioni dell’esecutivo e in particolare del ministro dell’Interno. Ovviamente – ci tiene a sottolineare il sondaggista – si tratta di una materia esplosiva e quindi è un sostegno prudente che deve tenere conto di situazioni particolari quali donne incinta e bambini”.
(di Alberto Maggi – Affaritaliani.it)

Sulle Elezioni politiche 2018

L’esito positivo della consultazione elettorale, conferma che è finita l’era delle “discese in campo” inconcludenti, che può e deve nascere un nuovo centrodestra di governo, che sventolare lo spettro di un fascismo (inesistente) ha invece polverizzato gli ultimi residui di comunismo, che all’affermazione del M5S deve seguire obbligatoriamente il dialogo e non la presunzione, che c’è bisogno di un’Italia protagonista in Europa senza più sudditanze, che il “potere al popolo” c’è già e basta saperlo esercitare. Certamente sarà difficile comporre un Governo, ma gli Italiani hanno dato delle indicazioni ben precise, dalle quali non si può prescindere. Essere responsabili non significa snaturare le proprie idee, ma lavorare per un Italia forte, in un’Europa che rispetti popoli e Nazioni. In attesa che tutto evolva, l’unico dato di fatto su cui ragionare è la volontà degli Italiani di cambiare radicalmente una situazione, subìta da troppo tempo. Ci saranno colpi di coda dei potentati europei, che mal digeriranno questo scatto d’orgoglio italiano, ma poi qualcuno di loro verrà con il cappello in mano a trattare e concordare, perché un’Europa senza Italia non ha ragione di esistere.

Il Circolo – cultura & politica – Offida

OSSESSIONE FASCISTA (E/O ANTIFASCISTA). LA CACCIA ALLE STREGHE

Dal blog di Franco Cardini

http://www.francocardini.it/minima-cardiniana-200/#more-849

A Macerata, giorni fa, alcuni miserabili sciagurati hanno ammazzato una ragazza. Può darsi fossero africani. Qualche giorno dopo, un altro miserabile sciagurato ha sparato su alcuni innocenti per vendicare quella povera ragazza. Sono ormai storie alle quali siamo abituati: storie di follìa, di disperazione, di vuoto interiore, di violenza come surrogato alla mancanza di idee e di prospettive.

Ma ormai la gente è come il pappagallo brasiliano della vecchia canzone: strilla forte e pensa piano. O non pensa per nulla. E, specie in tempi di elezioni (è quasi sempre tempo di elezioni, in Italia), tutto scivola in politica, tutto offre l’alibi a un isterismo vociante, manifestante, minacciante, tutto men che pensante. Una gran banda d’ingenui o di militanti (gli ingenui credono a tutto, i militanti quando sono seri credono in una cosa sola e per quella sono disposti a mentire e peggio), guidata da qualche furbastro e da qualche mascalzone, scende in piazza gridando contro i migranti: così, tutta l’erba in un solo fascio, tanto sono dei negri e allora abbasso qui abbasso là. Non basta che i migranti ci portino via il lavoro, sporchino dappertutto e vogliano convertirci tutti all’Islam (anche quando non sono musulmani nemmeno loro): in più, insidiano, violentano e uccidono le nostre donne. Che noia. Le solite sciocchezze che dicono quelli del KKK, ma almeno loro le dicono in Alabama. E’ fascismo, questo? E’ nazismo? In effetti, tra quelli che vociano contro gli africani c’è qualcuno che ha delle bandiere rosse o nere che si rifanno alla simbolica nazifascista; e qualcun altro che saluta col braccio alzato. Anch’io ho militato in un movimento neofascista, il MSI, tra il ’53 e il ’65. C’era qualche giovane picchiatore, è vero (ma in genere, siccome almeno nella mia Firenze eravamo pochini, in genere si era piuttosto dei picchiati); c’era qualche spostato, ce ne sono dappertutto; c’era anche qualche vecchio nostalgico, in genere erano brave persone. Facevo parte di un piccolo drappello di studenti liceali, poi universitari: siccome non appartenevamo al partito delle persone colte e intelligenti né a quello degli intellettuali, bisognava studiare duro se volevamo guadagnarci il diritto ad esser presi sul serio e magari rispettati (il più bell’elogio era “sei un fascista intelligente”, detto come fosse stato un ossimoro; la massima espressione di simpatìa, un intenso, accorato “ma perché sei fascista?”). Lo strano, se ci ripenso, è che a quel tempo parlavamo di tutto, ma non si parlava quasi mai di shoah e pochissimo se ne sapeva. Quanto a noialtri ragazzini fuoridalcoro, eravamo d’accordo che la violenza non ci piaceva e il razzismo meno che mai (l’antisemitismo, poi, era una vera fesseria). Ma leggevamo, e tanto, anche se cose disordinate: Sorel, Schmitt, De Unamuno, anche i “maledetti toscani” Papini e Giuliotti; magari Evola, che ci portava lontano col suo paganesimo e il suo orientalismo. Poi cominciammo a leggere Drieu La Rochelle, Jünger, Benn, Pound. Del fascismo ci erano sempre piaciute la solidarietà nazionale, lo stato sociale, l’incontro fra la nazione e la socialità, insomma le cose ch’esso aveva desunto dal sindacalismo rivoluzionario e anche dalla dottrina sociale della Chiesa, dal magistero di Toniolo: certo, quello era forse il fascismo teorico. Quello reale era stato altra cosa. Ma non si è potuto dire la stessa cosa del comunismo sovietico?

Poi, le cose cominciarono a complicarsi. Lontano, in un’isola dei Caraibi, c’era gente che diceva di essere comunista e magari era vero, ma a noi sembrava che quella roba lì fosse alquanto vicina al fascismo che avevamo sognato; e poi finalmente cominciavano a dire (almeno a dire) che non era poi così importante stare dalla parte dei capitalisti americani o dei collettivisti-burocrati sovietici, che poteva anche esserci una terza via. Ci convertimmo all’Europa unita e al “socialismo europeo”, quella di Jean Thiriart.

La Provvidenza volle che il nostro gruppo, pur restando umanamente fatto di amici fraterni, la piantasse con la politica – una politica povera e pulita, fatta col ciclostile in povere sedi che ci pagavamo autotassandoci – proprio nel ’69, un anno dopo il Joli Mai che a qualcuno di noi era piaciuto molto e ad altri un po’ meno (mai del tutto, sì, mai del tutto no). Questo, forse, ci salvò dagli “Anni di Piombo”. Più tardi, avremmo apprezzato l’incontro con un’altra sparuta pattuglia di ragazzi nostri “fratelli” minori, che avevano fatto un iter simile al nostro per quanto fossero molto più bravi e più colti di noi. Erano quelli guidati dall’allor giovanissimo Marco Tarchi: la “Nuova Destra” che presto avrebbe cessato di dirsi “Destra” – anche perché, nel senso ordinario del termine, se mai lo era stata non lo era più – e sarebbe partita all’avventurosa cerca di “Nuove Sintesi”.

Fu attraverso Marco Tarchi che entrai in contatto, e poi in amicizia, con Alain de Benoist: apprezzandone l’intelligenza cartesiana, la profondità intellettuale, l’equilibrio politico, il coraggio civile. Uno studioso che avrebbe avuto dinanzi a sé una gran bella carriera, se soltanto avesse rinunziato a un po’ della sua libertà, il che vuol dire della sua onestà intellettuale.

Ma ormai, in Italia e non solo, sembriamo tornati agli “Anni di Piombo”.

Da una parte dei sedicenti “fascisti” che si comportano come dei sanbabilini solo un po’ più sfigati, tutti grida e slogan e niente analisi, niente ragionevolezza, niente informazione: soprattutto niente umanità. I migranti non sono della povera gente vittima d’un mondo consumista e materialista nel quale pochissimi ricchissimi dominano una massa sempre più ampia di tantissimi strapoveri. Ma quei “fascisti” chiedono solo “ordine e sicurezza”, proprio come i buoni borghesi descritti nel Cuore di De Amicis; e, i disgraziati senza nulla e senza prospettive, rimandarli a casa loro anche se la casa non ce l’hanno.

Dall’altra ci sono i soliti di quarant’anni fa, quelli dei “fascisti carogne tornate nelle fogne”, del “miglior fascista è un fascista morto”, del “sangue fascista fa bena alla vista”. Anche lì, non un briciolo di dialogo, non un tentativo di comprensione reciproca. Siamo al muro contro muro di due estremismi il cui contenuto comune è l’afasia intellettuale e l’ottusità umana. Siamo al peggio che può succedere: la lotta dei poveri contro i poveri, l’odio di gente priva di qualunque potere per altra gente nelle identiche condizioni.

Ma via da quella pazza folla, nera o rossa che sia, il panorama non cambia. La “società civile” di oggi è – con qualche eccezione, grazie a Dio – una palude di conformismo, d’ignoranza, di miseria intellettuale e morale, di egoismo individualista e consumista. Una volta Romano Prodi ha detto: “Attenzione: la classe politica italiana non è peggiore della sua società civile”. E’ tutto dire: ed era probabilmente anche molto vero quando lo ha detto, anni fa. Ma oggi è anche peggio.

D’altra parte, c’è chi questo mondo lo apprezza. I Padroni del Caos, i signori che hanno celebrato pochi giorni fa i loro fasti a Davos, in Svizzera; e gli schiavi strapagati che accettano di far loro da “comitato d’affari”, o meglio – diciamolo più trendy – da Chief Executive Officiers, CEO. Il sogno di un sacco di giovani in carriera, di quelli che si vedono in TV disseminati un po’ in quasi tutti i partiti.

In questo contesto, a volte l’ottusità silenziosa, educata, bigotta, pronta a “scandalizzarsi”, è la peggiore. Giorni fa la Fondazione Feltrinelli aveva invitato De Benoist a un dibattito. Che non c’è stato. Perché un gruppazzo di “studiose e studiosi” (sic) ha protestato presentando De Benoist in termini generici, fumosi, ma coscientemente terroristici: e dimostrando, nel parlare di lui, di non aver nemmeno la minima idea di chi egli sia e di che cosa scriva. Queste studiose, questi studiosi, hanno l’aria non solo di avere studiato pochino ma anche di pontificare di fascismo e di antifascismo senza conoscerne granché tra comodi salotti e comode aule, con la coscienza per definizione “a posto” (in quanto “antifascista”) e senza nemmeno immaginarsi quanto sia dura la vita di molti al giorno d’oggi e quanti problemi, talvolta addirittura quanti drammi, possano nascondersi dietro a una scelta sbagliata. Ma a questi privilegiati, magari fortunati (e raccomandati?), titolari di borse di studio, della guerra dei poveri contro i poveri non frega nulla. Anzi, loro ci si trovano benissimo.

Su “Il Mattino” uno studioso conservatore serio ed equilibrato, il professor Alessandro Campi, ha raccontato e commentato così l’episodio. Leggete l’articolo: è molto istruttivo. Soprattutto, tenendo conto del fatto che la Fondazione Feltrinelli si è lasciata intimidire (mi piacerebbe proprio sapere che cosa ne pensi il mio amico Salvatore Veca, che è un galantuomo) . Quando si parla di “tolleranza” e di “coraggio intellettuale”…